Bolzano, i partiti di destra contro la targa commemorativa a Gandhi

Immaginate di leggere una notizia del genere; cosa pensereste? Che certi politici devono essere andati completamente fuori di senno; il fatto, poi, che la cosa sia capitata in un posto di semi-crucchi nazistoidi come Bolzano non può che rafforzare la vostra idea. Questo se siete ingenui e/o sufficientemente giovani. Mancando una o entrambe le condizioni precedenti sapete già (perché ve lo ha insegnato l’esperienza degli ultimi decenni) che, con una probabilità non inferiore al 99,99%, si tratta di una notizia abnormemente ingannevole. Infatti, approfondendo la cosa, scoprite che le forze politiche di destra non sono contrarie alla targa commemorativa a Gandhi, ma a finanziare la società incaricata di realizzarla, in quanto in odore di mafia.
In termini logici è chiaramente abissale la differenza tra l’essere contrari a una targa commemorativa a Gandhi e l’essere contrari a concedere un finanziamento a un’azienda che realizzi quella targa in quanto la stessa azienda è sospettata di mafia. Quindi perché dare la notizia in quel modo? Chi lo fa sta scientemente attuando la politica de “il fine giustifica i mezzi” (gettare fango sulla parte avversa diminuendone il consenso elettorale) o davvero crede in quel che fa? Dai brigatisti definiti “compagni che sbagliano” alla martirizzazione del “lanciatore di estintori” Carlo Giuliani e a tutto ciò che è seguito nei quasi vent’anni successivi sono sempre più convinto che i casi di strumentalizzazione cosciente siano una minoranza. C’è, invece, a mio parere, un reale baco logico-psichiatrico di proporzioni gigantesche.

La notizia della targa di Bolzano è una mia invenzione di sana pianta. Serve però a far capire il modo di fare e gestire l’informazione nei nostri tempi e, cosa ben peggiore, il modo di intendere la realtà.
Potete prendere il caso della mensa di Lodi di qualche mese fa o il recentissimo caso della mozione “Liliana Segre”, quella contro l’odio in rete*. Noterete gli stessi identici meccanismi. Il doppiopesismo dei tanti illuminati di sinistra è pura strategia machiavellica? Come ho già scritto sopra, credo che in generale non lo sia. E una società di idioti che si credono geni è estremamente pericolosa per via dei grandi numeri in gioco. A rischio di ripetermi: siamo passati dalla scemo del villaggio a un villaggio globale di scemi.

_____
* per un approfondimento vi rimando alle considerazioni espresse da shevathas qui, qui e qui

Bambol*

In questi giorni di fine Settembre vado di fretta e purtroppo non ho il tempo che vorrei per scrivere un post con tutti i crismi del caso, quindi perdonate la scarsa fluidità di quanto sotto, una periodazione un po’ sconnessa e poco omogenea, e sopratutto datemi una mano: leggete voi questo articolo.

Ora, possiamo dire veramente e con convinzione che ci sia del buono in questa trovata della Mattel? In piccolissima parte sì. Se per esempio pensiamo all’idea che le femmine debbano avere i capelli necessariamente lunghi e i maschi necessariamente corti siamo di fronte a uno stereotipo di scarsa attualità e utilità. Dopo l’ennesima volta che mia figlia, due o tre anni fa, è tornata dall’asilo ripetendo questo concetto le ho tirato fuori le foto di quando avevo poco più di vent’anni, con i capelli lunghi fino alla cintura e cerchi nelle orecchie più grandi di quelli che oggi usa la mamma. Da lì, prima della favola della buona notte, quasi ogni sera sono passato a farle vedere il video di Mr. Crowley e altri brani celebri del rock degli anni d’oro. E alla fine ha capito.
Ma se si fosse voluto raggiungere questo scopo sarebbe bastato progettare, oltre a quelle classiche, anche una versione di Ken con i capelli lunghi, un Ken metallaro, per capirci.

Però non si è fatto questo e si è andati ben oltre. Le nuove bambole della Mattel presuppongono che siano il bambino e la bambina a definirne il sesso (o genere, come si usa dire oggi). Cosa che non ha alcun senso. Anche perché questo non è il compito di un bambino, che dagli adulti deve apprendere modelli e non caricarsi della responsabilità di crearli, dato che quella non è certo l’età adatta per un compito del genere.
Non è che prendi un bambolotto, gli metti una gonna, una parrucca e le scarpe col tacco e questo passa da maschio a femmina. Siamo umani, mica pesci. I corpi dei maschi e delle femmine sono diversi per una ragione banalissima: è diversa la loro biologia. Non è che se chiami maschio un maschio e femmina una femmina stai discriminando qualcuno. Caso mai è vero il contrario: se vuoi offendere un maschio gli dai dell’effeminato e se vuoi offendere la grazia di una fanciulla le dici che è barbuta o che hai i polpacci da maschio, ecc.
Una bambola che rappresenta una femmina non può essere piatta, senza seno; deve avere fattezze più fini di quelle maschili, piedi più corti, braccia e gambe più affusolate, fianchi più larghi, vita più stretta, ecc.
Se prendi un bambolotto, gli metti una gonna, una parrucca e le scarpe col tacco non ottieni una femmina, ottieni un travestito.
Le barbie e i ken devono essere diversi prima di tutto senza vestiti.
O vogliamo forse dire che quelli della mia generazione, che sono cresciuti con barbie tettute e ken muscolosi, sono oggi più inclini a discriminare le persone del sesso opposto?

Immaginate di essere un Marziano e di poter osservare, a velocità molto aumentata, l’evoluzione della società umana occidentale degli ultimi cinquant’anni e in particolare degli ultimi cinque. Come minimo pensereste che una qualche sostanza inquinante finita nelle acque o nell’aria deve aver portato a un processo di rincoglionimento collettivo e di idiozia al di là di ogni più fervida immaginazione. Non vedo altra spiegazione. Che forse stia andando proprio così?

Al di là di quanto dichiarato ufficialmente ho avuto l’impressione che la Mattel abbia voluto sfruttare il particolare momento caldo per fare crescere il proprio fatturato e il proprio utile, senza una reale convinzione della bontà “rivoluzionaria” di questa loro ideona. Ma sono sicuro che attorno a questo fenomeno c’è chi ci crede per davvero e chi per davvero pensa che bambole di questo tipo siano utili alla formazione, alla crescita, all’equilibrio e alla sanità mentale del bambino. Queste bambole sono invece dannose, come mostruosamente pericolosa è l’idea di estromettere il male dalle favole.
Andiamo avanti con quest’idea dell’eliminazione di ogni diversità – confondendo diversità e discriminazione – e ci troveremo ben presto in un abisso. L’eliminazione della diversità scatenerà una folle corsa a chi si sentirà in diritto di sostenere che lui o lei discrimina meno degli altri, e tutti gli altri saranno suoi nemici; da abbattere.
Fai la guerra alla diversità e questa ti risorgerà contro moltiplicata per dieci alla scegliete voi l’esponente.
Il quadro è talmente chiaro che si fatica a comprendere come non si riesca a vederne l’epilogo.

Dallo scemo del villaggio siamo passati al villaggio globale di una quasi maggioranza di scemi. E quando gli scemi diventano maggioranza abbiamo un problema.

Alternative math

Riprendo qui questo video segnalato da shevathas perché a mio avviso rappresenta una sintesi perfetta del tipo di società in cui stiamo già vivendo. Se invece vi fa solo ridere o sorridere temo che non abbiate ancora compreso la reale gravità della situazione.

Il cortometraggio è un lavoro di David Maddox (Ideaman Studios, Dallas), che ha curato scrittura e regia. Qui potete trovare una scheda di approfondimento.

Piccola nota linguistica: al di là della pronuncia due sono gli elementi che permettono di capire sin da subito che si tratta di un lavoro made in USA e non made in UK: il titolo del video tutto in maiuscolo (Alternative Math) e l’uso di math al posto di maths.

Genitorino 1, genitorino 2

Sono in attesa che qualcuno vieti ai cresimandi e ai preti di usare i vocaboli padrino e madrina. Sono in attesa che qualcuno imponga la rititolazione della trilogia di Francis Ford Coppola.

Prima o poi toccherà al Montenegro

In queste ore circola su internet, in particolare su Twitter, un’accusa di razzismo (c’è bisogno di dire ridicola?) nei confronti dell’acqua Uliveto. Se non conoscete la storia fate klik qui. Siamo ovviamente in pieno ambito psichiatrico. Mi domando quanto ancora dovrà passare prima che qualche disturbato mentale chieda allo Stato montenegrino di cambiare nome in Montenero.

PS: per l’occasione ho creato la nuova categoria WebPsichiatria