No TAV… ernello

Sicuramente arriverò in ritardo su questa cosa, ma è la prima volta che la sento.
Scritta vista questa mattina in quel di Lodi, quartiere Revellino, nei pressi della Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri.

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Iato ha uno iato o un dittongo?

Dipende. C’è chi sostiene che iato si debba pronunciare /i’ato/, e quindi in effetti contiene uno iato, e chi invece propende per la pronuncia /’jato/, dove abbiamo un dittongo. Io pronuncio con il dittongo.

Sinistra catalana, sinistra italiana

In Catalogna il sostegno all’indipendenza è trasversale a tutti i partiti, ma i più impegnati sul fronte del referendum del 1 Ottobre 2017 sono i partiti di sinistra.
Nella cosidetta Italia, invece, la sinistra – da qualche decennio a questa parte – vede i temi dell’indipendenza come il fumo negli occhi e la sinistra estrema –
con il suo carico di intransigenza ideologica – se potesse vieterebbe addirittura di discuterne.
L’autodeterminazione dei popoli, al di là del significato tecnico e limitativo che questo principio ha nel diritto internazionale, è prima di tutto un diritto naturale, dunque superiore a qualunque legge di uno Stato.
Il fatto è che in Catalogna la sinistra fa la sinistra, mentre nella cosidetta Italia la sinistra nessuno ha ben capito cosa faccia.

O come otel

Se facessimo lo spelling in base alla pronuncia potremmo anche dire “o come otel”.

Gödel, botti piene e mogli ubriache

Una costruzione assiomatica (potente almeno quanto l’aritmetica elementare) non può essere contemporaneamente coerente e completa.
Cioè, ad esempio, se vogliamo che a partire dagli assiomi si possa dedurre l’intera aritmetica (completezza) allora da qualche parte ci sarà almeno una proposizione contradditoria. Viceversa se vogliamo evitare proposizioni contradditorie (coerenza) allora vi sarà almeno una proposizione di cui – all’interno di quella costruzione assiomatica – non si potrà dire se è vera o falsa (la cosidetta indecidibilità).
Questo è, tradotto in modo semplice, quanto dice il primo e fondamentale Teorema di Gödel. Un risultato notevolissimo a cui mi capita di pensare molto spesso.
Tuttavia ieri sera, poco prima di addormentarmi, per un istante ho visto le cose in un modo leggermente diverso: ho cioè pensato che coerenza e completezza stanno tra loro nella stessa relazione della botte piena e della moglie ubriaca nel famoso detto.

Sì lo so, ho scritto “contradditoria/e” con una sola “t”, ma – come per “cosidetto” al posto di “cosiddetto” – su questo blog io uso fare così.

La Neve sotto la Neve

La scorsa estate la pubblicazione de “Il Treno per Tallinn” di Arno Saar aveva suscitato un notevole interesse. Dopo pochi giorni ne parlavano quasi tutti i siti e i blog specializzati in recensioni di gialli, thriller, noir, ecc.
La stessa cosa, invece, non si può dire per il seguito (“La Neve sotto la Neve”). Con l’aggravante che Arno Saar ora ha un nome, tra l’altro di prestigio: Alessandro Perissinotto.
Della seconda indagine del commissario Marko Kurismaa, per il momento, sembra non parlare nessuno.

Nell’ultimo anno hanno provato in molti a dare un’identità al misterioso scrittore dallo pseudonimo estone, ma i tentativi sono stati vani. Chi segue questo blog sa bene come sono andate le cose e conosce questo post. Se i giornalisti fossero meno superficiali e un filo meno supponenti di quello che in realtà sono, da quelle righe il nome di Perissinotto lo avrebbero estratto subito.

Tuttavia, dopo qualche mese, anche l’interesse per Arno Saar è andato scemando. Lo scorso Luglio il quotidiano La Stampa annuncia un incontro pubblico in quel di Torino con la presenza contemporanea di Alessandro Perissinotto e Arno Saar (ne ho parlato qui), ma dell’esito di quella serata non v’è traccia. E il 29 Agosto 2017 Perissinotto rilascia questa intervistaIl Fatto Quotidiano in cui rivela di essere Arno Saar (con una punta polemica di cui ho riferito in questo breve post). Intervista che, però, stranamente nessun altro riprende.

Peccato, perché “La Neve sotto la Neve” è un lavoro nettamente superiore al suo acclamato esordio; è più omogeneo, più equilibrato, scritto molto meglio e con grande attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Tutte cose in cui l’autore – quando si prende i tempi giusti (senza inseguire le tecniche di scrittura di Simenon) – riesce benissimo.
Manca anche quell’eccesso di citazioni colte che – a mio giudizio – avevano costituito una stonatura ne “Il Treno per Tallinn”.
E se la prima indagine di Kurismaa aveva avuto il merito di far conoscere al grande pubblico la tragedia dell’affondamento del traghetto Estonia, qui Perissinotto ci parla con coraggio del campo di concentramento di Klooga.
“La Neve sotto la Neve” è anche una specie di piccola miniera d’oro per gli appassionati, come me, di musica estone. Perissinotto ha seminato un po’ ovunque riferimenti espliciti (e in parte velati) a diversi autori estoni, sopratutto in ambito jazz.

Fin qui le luci; ci sono però anche alcune ombre. Prime fra tutte la scarsa solidità della trama e la sua ordinarietà. Viste le abilità dello scrittore, in vista del terzo episodio, Perissinotto dovrebbe puntare sopratutto sulla ricerca di una storia forte (non nel senso di cruenta, ma di valida) e originale.
Poi dopo due romanzi ambientati entrambi in inverno ed entrambi con sviluppi sulla direttrice Tallinn-Narva è il caso di guardare altrove, climaticamente e geograficamente.
Anche qualche sentimentalismo in meno non guasterebbe, altrimenti si ha l’impressione di trovarsi di fronte più a un prodotto per casalinghe che a un giallo vero e proprio.
Infine, mancano alcuni degli elementi portanti di un vero giallo; qui possiamo essere più indulgenti perché Perissinotto – nonostante lo sterminato amore per Simenon – ha dimostrato di essere più a suo agio con altri generi. Quello che infatti servirebbe è una minore linearità nel racconto degli avvenimenti e, per contro, maggiore tensione. Il lettore di gialli ha bisogno di essere depistato, stupito (meglio senza iperbolici eccessi a la Jo Nesbø), coinvolto. Il lettore deve sentirsi partecipe, identificarsi con il buono o con il cattivo, non essere spettatore. Su questi fronti ci sono sicuramente margini di miglioramento. E a proposito di buoni e cattivi, mi pare di poter dire che – sin qui – Perissinotto si sia dimostrato più abile con la descrizione dei primi.

Suonatore di ringhiere

Ho una passione enorme per la musica, ma non so suonare nessuno strumento; proprio non ci sono portato. Però non posso fare a meno di tamburellare per interminabili minuti su qualunque ringhiera mi capiti a tiro, immaginando di essere Cozy Powell, Vinnie Colaiuta, Billy Cobham o Carl Palmer.

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