Emargina l’astemio!

Frasetta distintiva scelta dal microbirrificio artigianale I Tri Bagai che ho visitato domenica.

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Il giro mariano dell’omelette

Ti viene in mente una parola, non ne conosci l’origine, così fai qualche ricerca per saperne di più. A me capita spesso. Oggi, per esempio, era quasi ora di pranzo e mi sono ritrovato a pensare a una di quelle gustose omelette che mia moglie prepara con grande maestria.
Poco fa, dopo una breve consultazione delle mie abituali fonti internet, mi sono reso conto di essermi imbattuto in una delle etimologie più curiose e insospettabili di sempre; almeno per me.

Attraverso il Francese (questa è la parte facile e ovvia) il termine entra nelle principali lingue europee tra il 1600 e  il 1700; omelette è però una metatesi di “alemette”, un vocabolo del 1400 che a sua volta deriva da “alemele”, cioè lama di spada o coltello. Ma non basta; quest’ultimo nasce da un errore di scrittura: “l’alemelle” al posto di “la lemelle”; da qui all’indietro lasciamo il Francese per far spazio al latino “lamella” (piccolo piatto sottile), sviluppatosi come diminutivo di “lamina”.

Quando i Corleonesi venivano dalla Padania

Il titolo di questo post è il titolo di questo articolo pubblicato oggi su Il Tirreno da Vittorio Emiliani. Non conosco il giornalista, non ho capito il vero senso dell’articolo e quindi non faccio commenti.

È la prova del nove

Nel linguaggio politico, giornalistico e televisivo capita abbastanza spesso di sentir usare il concetto di prova del nove come esempio di prova certa. Tuttavia questo tipo di uso non è corretto.
La prova del nove, infatti, funziona come condizione necessaria ma non sufficiente: se essa dà esito negativo allora si è certi della presenza di un errore nell’operazione che si vuole controllare (ad esempio una moltiplicazione), ma se l’esito è positivo questa certezza non c’è, e al massivo si può parlare di probabilità (elevata) di correttezza.

Quelli che risparmiano sull’olio d’oliva

Io quelli che risparmiano sull’olio d’oliva non li ho mai capiti.
Nella mia famiglia – composta da mia moglie, mia figlia di quasi sei anni e me – di olio d’oliva se ne consuma parecchio. Cosa significa parecchio? Quasi una bottiglia da 750 ml al mese; il che fa circa dieci/undici bottiglie l’anno.
Ora, risparmiare due o tre euro sull’olio porta a una riduzione di costo che si aggira sulla trentina di euro l’anno. Ridicolo se si pensa che in famiglia si beve in media un po’ più di una bottiglia di vino al giorno.

Che olio consumiamo? Quello prodotto dall’azienda Sommariva di Albenga. Una decina di euro a bottiglia, trasporto fino a Milano compreso. E la differenza di qualità si sente.

Insalata di latte

Quale comunissima insalata deriva il suo nome dal latte e perché?

Grand (, gros) e ciula, piscinin e gandula

Oggi mi è riaffiorato alla mente questo detto milanese che non risparmia né gli alti né i bassi. La pronuncia è “grand (, gros) e tšula, pišinin e gandula” (le sottolineature indicano gli accenti); sia ciula sia gandula significano tonto, stupidotto.

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