Ad cazzum, ad minchiam

Come sapete non è mia abitudine trattare argomenti di contenuto volgare. Ho però notato che in questi ultimi anni, anche e sopratutto in ambito lavorativo, sono in crescente diffusione locuzioni colorite come “ad cazzum” e “ad minchiam”. Per ora si tratta di espressioni prevalentemente confinate alla lingua parlata (riunioni e conversazioni telefoniche, specie se informali), ma la loro presenza in forma scritta (e-mail) è anch’essa in aumento.

Riflettevo sul fatto che queste costruzioni ricalcano locuzioni latine come ad personam, ad absurdum, ad abundantiam, ad hominem, ad honorem, ad probationem, ecc. Molte di queste sono in uso ancora oggi nei linguaggi specialistici (giuridico, logico, …) e la preposizione “ad” seguita dall’accusativo ci fa capire che siamo in presenza di un complemento di fine.
Invece “ad cazzum” e “ad minchiam” esprimono un concetto diverso, che è quello dell’avverbio di modo.

Quindi è come dire che gli spiritosoni che hanno introdotto questa nuova terminologia lo hanno fatto “ad orecchium”.

Notavo inoltre che se “ad cazzum” ha un preciso corrispondente in Toscano non così si può dire per “ad minchiam”.
Quindi, se A = alla cazzo, B = ad cazzum e C = ad minchiam, si è andati prima da A a B e poi da B a C, ma quello che manca è il passaggio da C a D, perché – che io sappia – l’espressione “a minchia” non esiste (ovviamente qualche Siciliano di passaggio può anche smentirmi).

23 giorni da solo con la lituosuocera. Šešta diena – Giorno 6

Ieri osservavo mia suocera di spalle fuori dal supermercato Maxima di Švenčionys mentre era in piedi davanti al bancomat intenta a prelevare. E mi sono reso conto che aveva la stessa postura di quando è in cucina davanti ai fornelli. Gambe larghe e leggermente piegate, quasi come se fosse pronta per affrontare un pericolo o a lottare contro un avversario. Detta così non rende molto bene, ma vi assicuro che non è un modo molto naturale di stare in piedi.
Questa storia delle gambe divaricate e piegate, poi, fa sì che quando cammina ha delle oscillazioni in senso verticale molto più pronunciate di noi altri umani. Cioè, se – come si fa in alcune animazioni computerizzate – immaginate di cancellare il corpo e sostituire la testa con un puntino luminoso che scorre su uno sfondo nero, vedreste questo puntino muoversi, oltre che in orizzontale, anche su e giù con dei movimenti piuttosto ampi. E così mi sono detto che una come mia suocera io riuscirei a riconoscerla ovunque anche senza vederla in faccia.

Mia suocera se deve comunicarmi un concetto semplice usa tremila parole, e questo ve l’ho già raccontato. Oggi, però, ho capito una cosa. Mia moglie mi ha spiegato che fa così perché se non capisco la prima volta prova a ridirmi quello che voleva dirmi con parole diverse. Il punto è che magari la prima volta qualcosina riesco ad afferrare, ma le successive è quasi sempre buio totale.
Il perché è presto detto: a ogni ripetizione usa vocaboli sempre più difficili e frasi sempre più lunghe e contorte. Un po’ come se uno vi chiede se avete il mal di denti, voi non capite e allora ci riprova con un “non è che magari risenti di un’odontalgia all’arcata superiore sinistra?”.
L’altra giorno, per esempio, mi ha detto qualcosa che conteneva la parola “salotos” (insalata), ma non avendo compreso il senso della frase sono rimasto muto e con uno sguardo inequivocabilmente interrogativo. Allora lei ha ricominciato a parlare ma a quel punto la parola “salotos” non è più ricomparsa.

Anche oggi, comunque, è stata una giornata abbastanza tranquilla, quindi il post lo faccio breve che così riesco a recuperare qualche ora di sonno.

Il primo quarto di avventura, intanto, se ne è quasi andato: 417 ore al termine.

Bidet in taxi

Mi è venuta in mente una cosa. A inizio Luglio, quando siamo andati all’aeroporto di Orio per venire qui in Lituania abbiamo preso un taxi visto che il volo era molto presto di mattina. Il tassista era un tizio della mia età che condivideva la licenza con un altro tizio un lustro più vecchio. Dei due, il tassista che ci ha portato all’aeroporto faceva sempre il turno di giorno e a un certo punto gli ho detto: be’, immagino che al tuo collega della notte capiti un po’ di tutto. La risposta è stata che sui taxi se ne vedono di cotte e di crude anche di giorno. Per esempio pare che non sia così insolito caricare normalissime signore che, credendo di non essere viste, ne approfittando per farsi il bidet con le salviettine umidificate.

Papino, ma nella pancia della mamma c’erano i pupazzetti?

Oggi stavo parlando con mia figlia di quando mi sono sposato e si è ricordata che al matrimonio c’era anche lei, ma era nella pancia della mamma. Poi c’è stata una breve pausa e subito dopo mi ha fatto la domanda che vedete nel titolo.

Quando mi danno del leghista

Non è una questione che essere etichettato come leghista possa essere considerato offensivo, il fatto è che io sono un indipendentista, dunque cosa c’entro con la Lega? Già dal nome Lega Nord si capisce che c’è qualcosa che non va: per capirci, in Catalonia mica c’è un movimento del sud-est o in Scozia un movimento nordista. La parola “nord” presuppone un sud all’interno di uno stesso ambito territoriale e questo fatto, da solo, la dice molto lunga su una certa mentalità. Io sono un Lombardo e con l’Italia non voglio avere nulla a che fare. Il che significa quello che ho detto, non che in quanto Lombardo mi reputo superiore o reputo inferiori gli Italiani. Un po’ come se una cosa è un motore elettrico non è che la puoi chiamare motore a scoppio.

Comunque, per tornare a noi, quando qualcuno mi dà del leghista faccio sempre questo esempio (tratto dalla realtà). Anni fa un mio amico era andato a studiare nel sud della Svezia e il suo compagno di stanza era un Norvegese del Finnmark. Un giorno stavano parlando di distanza (non dal punto di vista emotivo, ma metrico) e questo mio amico faceva notare al Norvegese che era parecchio lontano da casa. Allora il Norvegese ha tirato fuori una mappa d’Europa, ha preso un righello e ha tracciato due linee rette a matita. Risultato: questo mio amico Stefano era più vicino a Milano di quanto non lo fosse il Finnmarkese dal suo villaggio sperduto sul tetto del continente. Ergo, quando qualcuno (solitamente di sinistra o di estrema destra) mi dà del leghista, e di solito lo fa in senso dispregiativo, io gli racconto questa storia e alla fine gli dico: il senso è che sei più vicino tu alla Lega Nord di quanto lo sia io.

23 giorni da solo con la lituosuocera. Penkta diena – Giorno 5

Che ci crediate o no oggi ero seriamente intenzionato a parlar bene di mia suocera. Poi sono successe delle cose, ma non sono cose poi così negative. Però ve le racconto perché sono divertenti.

Verso mezzogiorno siamo andati al supermercato Maxima di Švenčionys, che era finita la birra (per me) e il pane e l’acqua (per tutti), e lei ha detto che non le serviva niente, invece poi ha comprato roba per una quarantina di euro (che per ricambiare l’ospitalità ho pagato io). Comunque, come ormai sapete mia suocera ha questa forma di iperattività che le fa fare sempre tutto di fretta e poi le cadono le cose dalle mani. Bene, quando siamo usciti dal supermercato c’erano quelle porte automatiche che si aprono e chiudono da sole, però il tempo di aprirsi glielo devi dare, altrimenti ci sbatti contro con il carrello e finisce che la gente ride (e vi giuro che vedere un Lituano ridere da sobrio non è cosa che capita tutti le settimane). E infatti è proprio quello che è successo oggi.

Quando poi siamo tornati a casa ha preparato i bulviniai blynai* per mia figlia e per noi patate bollite e aringa (che di solito la fa meglio, l’aringa, ma stavolta era di fretta più di una partoriente a cui si sono appena rotte le acque). Fretta per cosa poi? Fretta perché la sua telenovela preferita era già iniziata e si era resa conto di aver perso i primi dieci minuti (si noti che questa vaccata galattica dura la bellezza di tre ore, dalle 13:30 alle 16:30).
Ora, avete presente quei film porno girati prevalentemente in California (che qui in Europa abbiamo un po’ più classe e fantasia) dove c’è un manager seduto alla scrivania del suo ufficio intento a lavorare o a telefonare e a un certo punto entra la segretaria neoassunta (sei volte su dieci è Lisa Ann) che è una strafiga in minigonna con tanto di camicetta apri-e-gusta? Quello che succede è che, dopo qualche attimo di smarrimento, il nostro dirigente rovescia con una manata tutto quello che fino a un secondo prima era poggiato sulla scrivania, ci carica sopra la bionda o la bruna di turno (in qualche caso anche tutte e due) e poi dà inizio al rito del ciulamento.
E mia suocera? Mia suocera quando appunto ha capito che la sua telenovela era già iniziata è venuta qui in sala e con la sua manata sghemba ha rovesciato tutti i libri di mia figlia che occupavano il tavolino rotondo dove di solito mangiamo. Poi ci ha piazzato su una tovaglia alla bell’e meglio e con la leggiadria di un orango in pigiama ci ha sbattuto sopra piatti e posate (i bicchieri no, perché qui durate i pasti o non si beve niente oppure si bevono vodka e brandy). La cosa è stata talmente surreale che quando l’ho raccontata a mia moglie non finiva più di ridere.

Però mia suocera sa fare un sacco di cose. Ha 76 o 77 anni (nessuno sa esattamente la sua età, nemmeno mia moglie, perché quando una volta si nasceva in campagna – e lei è nata proprio qui a Misiūnai – contava il giorno in cui ti registravano all’anagrafe, e questo non coincideva quasi mai con la data del parto**), ma fisicamente ne dimostra dieci di meno. Per tutto il resto, invece, gli anni che dimostra in meno sono venti o venticinque. Se restasse da sola in mezzo a una foresta potrebbe tirare avanti per settimane, mentre io durerei ore o al massimo un paio di giorni. Come tutti i Baltici (ci metto dentro anche Lettoni ed Estoni) ha una manualità che ti lascia a bocca aperta. Conosce i nomi di decine di piante e fiori, coltiva la terra (qui abbiamo pomodori, zucchine, cetrioli, patate, carote, cipolle, aglio, mele, fragole, bacche di ogni tipo, aneto, rosmarino, basilico, origano, ecc.), sa riconoscere i funghi e li raccoglie, sa lavare, fare piccole riparazioni, tagliare l’erba, potare il giardino, e moltissime altre cose.

Siccome oggi mi ha rotto meno del solito (questo è il migliore di questi primi cinque giorni), mi è sembrato giusto parlarne anche in termini positivi. Perché i lati positivi ci sono sempre.

-440 ore alla fine.

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* frittelline di patate che si accompagnano con marmellata e la solita panna acida

** l’anagrafe poteva essere anche a 20 km di distanza e l’unico modo di andarci era di andarci a piedi

Rozzangeles e Pieverly Hills

Una venticinquina di anni fa questi due nomi si usavano molto. Oggi ho controllato le occorrenze in Google.

Rozzangeles: 39.000
Pieverly Hills: 55

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