Sul tetto d’Europa

Quando qualcuno vince una competizione sportiva a carattere continentale e il giornalista di turno titola o scrive “sul tetto d’Europa” a me girano piuttosto vorticosamente. Un po’ di fantasia, perbacco, sono decenni che si usa quest’espressione!

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Il re di questo, la regina di quello…

La stampa italo-padana di matematica non si occupa praticamente mai. Ieri lo ha fatto, mostrando il suo consueto provincialismo, in occasione dell’attribuzione ad Alessio Figalli della Medaglia Fields 2018. E come lo ha fatto? Appioppando al nostro una delle espressioni più idiote e insopportabili che io conosca: re della matematica.

Ira di X

Va di moda presso i giornalisti padanioti e italioti l’espressione “ira di X” per descrivere il risentimento (magari anche appena accennato) di un qualche esponente governativo nei confronti di un suo compagno di partito o di coalizione. E allora ecco che leggiamo “ira di Salvini”, “ira di Di Maio”, “ira di tizio”, “ira di caio”. Ma questa gente conosce il significato delle parole che usa? L’ira è un concetto ben definito, che credevo (almeno intuitivamente) fosse noto più o meno a tutti.
Di seguito la definizione riportata dal vocabolario Treccani:

Sentimento per lo più improvviso e violento, che, provocato dal comportamento di persone o da fatti, circostanze, avvenimenti, tende a sfogarsi con parole concitate, talvolta con offese, con atti di rabbia e di risentimento, con una punizione eccessiva o con la vendetta, contro chi, volontariamente o involontariamente, lo ha provocato.

Chi è più ricco deve pagare meno tasse

Quella riportata nel titolo è più o meno la frase detta da Salvini ieri; frase da cui è nata la solita inutile polemica politica e giornalistica. Fuori da qualunque contesto ci sono due modi di intendere il concetto espresso da Salvini: che i ricchi devono pagare meno tasse di quante ne pagano oggi e che i ricchi devono pagare meno tasse dei poveri. Dentro un qualunque contesto di sanità mentale solo la prima interpretazione è possibile. Nonostante ciò,  buona parte della sinistra e una certa parte della stampa hanno scelto – in modo evidentemente strumentale – la seconda. E pensano che noi siamo tutti scemi e ci beviamo una simile idiozia.

Ha riconosciuto la sconfitta

In questi giorni ho sentito dire più volte “comunque X ha riconosciuto la sconfitta”, dove X stava di volta in volta per il PD, Liberi e Uguali e Forza Italia. Come se riconoscere la sconfitta sia un fatto eccezionale.
In un Paese normale questa non potrebbe mai essere una notizia giornalistica o politica: sarebbe invece una notizia medica.
Avete presente quei bollettini ospedalieri in cui si dice che il soggetto riconosce chi gli sta intorno? Ecco. Si dice che uno riconosce (o torna a riconoscere) chi gli sta intorno quando questi ha subito un trauma o esce dal coma o situazioni simili, mica c’è bisogno di dire una cosa del genere di un soggetto sano.

Tsapre, tsapre, tsapre, tsapre, tsapre, …

Di fronte al nome del primo ministro slovacco e alla vicenda dell’omicidio di un loro collega non ce la fanno proprio.
Giornalisti o capre?
Capre, capre, capre, capre, capre, …

L’osservazione dell’amico Alessandro

Se una rapina degenera e si ha spargimento di sangue i giornalisti sono soliti dire che “è finita male”. Ma perché, senza spargimento di sangue possiamo dire che la rapina è finita bene? Per il rapinatore certamente sì, ma per la vittima?

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