L’osservazione dell’amico Alessandro

Se una rapina degenera e si ha spargimento di sangue i giornalisti sono soliti dire che “è finita male”. Ma perché, senza spargimento di sangue possiamo dire che la rapina è finita bene? Per il rapinatore certamente sì, ma per la vittima?

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Non è tutto oro quel che è targato Le Iene

Le Iene è un programma che mi piace e che seguo abbastanza spesso. Ci sono però servizi inaccettabili.

Negli ultimi anni abbiamo avuto la lunga serie di puntate dedicate al vergognoso Metodo Stamina e, più di recente, la denuncia contro la presunta (e ovviamente inesistente) pericolosità dell’esperimento SOX presso i laboratori del Gran Sasso. In entrambe le circostanze la trasmissione televisiva ha affrontato tematiche scientifiche senza usare gli strumenti del rigore, della razionalità, della logica e – appunto – del metodo scientifico. E quando si fa così si finisce quasi sempre per commettere qualche grave scivolone e influenzare erroneamente politica e opinione pubblica, con tanto di spreco di risorse pubbliche e figuracce internazionali.

Accanto a questo primo fronte negli ultimi tempi se ne è aperto un secondo che ha avuto inizio con le presunte molestie sessuali di cui è accusato Fausto Brizzi e che è poi proseguito con l’abuso sessuale, sempre presunto, subìto da un trentottenne sardo (all’epoca dei fatti sedicenne) per opera di un famosissimo cantante. Il servizio è andato in onda martedì 12 Dicembre 2017; in esso viene mostrata la toccante confessione di Matteo intervistato da Veronica Ruggeri.

Rispetto al caso Brizzi Le Iene hanno cercato di operare con maggiore prudenza; si sono avvalsi della consulenza di Angelo Zappalà, non sono state fornite indicazioni che permettano di risalire in modo diretto al cantante e il nome dello stesso (per ora) non è stato fatto. Eppure – volutamente o inavvertitamente – sono stati rilasciati elementi non proprio marginali. La differenza tra l’attuale età di Matteo e l’epoca in cui avrebbe subito l’abuso ha permesso quasi subito di confinare gli eventi al 1995/1996, il riferimento alla presenza di Katia Ricciarelli a una manifestazione di piazza ha ristretto l’ambito al solo 1996 e, infine, le foto della struttura alberghiera hanno consentito di identificare l’hotel Excelsior di Rapallo e di dare un nome alla manifestazione canora: Palco sul Mare.
Ma ancor prima di arrivare a questo punto, solo qualche ora dopo la messa in onda del servizio, qualche ovino belante della Rete aveva già pensato di riconoscere nelle foto la località sarda di Porto Rotondo e si era spinto a fare il nome del presunto autore della violenza: Edoardo Bennato.
Alla fine, tutto campato per aria.

Si potrebbe obiettare che gli indizi forniti dalle Iene siano troppo pochi e troppo vaghi e – come detto dalla stessa Ruggeri – che in internet non vi è traccia di quell’evento estivo. In effetti se si scandaglia la Rete non si trova praticamente nulla, ma indagare sui fatti del 1996 non è poi così difficile. È sufficiente cercare tutti gli album in classifica quell’anno, controllare il mese di uscita degli stessi, fare una ricerca in Rete in cui si associa il nome del cantante a termini come “omosessuale” e “bisessuale” e di materiale ne salta fuori più di quanto si possa immaginare. Di certo sufficiente per spingere qualcuno a fare qualche nome e a buttarlo in pasto alla folla di webeti sbavanti.

E invece non funziona così. Non è così che si fa o si prova a fare giornalismo. Non si lanciano accuse senza prove. Si può raccogliere la testimonianza di Matteo, ma poi lo si accompagna a fare una denuncia presso gli organi competenti. E la cosa, almeno per un po’ (cioè fino all’eventuale processo), finisce lì; i riflettori sul caso devono essere spenti.

Dire quanto sopra non significa proteggere un artista famoso, né significa non credere alla possibilità che un cameriere sedicenne abbia subìto un abuso sessuale. Significa difendere un metodo, che consiste nel fatto che ogni affermazione, ogni accusa deve essere supportata da una prova fattuale e circostanziata. E in un mondo normale le prove le porta chi accusa.

Il lancio della monetina

Ieri, come noto, l’agenzia europea del farmaco è stata assegnata ad Amsterdam tramite un sorteggio che ha visto la capitale dei Paesi Bassi vincente su Milano. Matteo Salvini ha scritto un tweet in cui ha parlato di decisione pazzesca presa con il lancio di una monetina. Il sorteggio c’è stato, ma il metodo non è stato quello del lancio di una moneta.

A chi dovesse scandalizzarsi perché, da indipendentista, critico Salvini, faccio notare una cosa alquanto banale: appunto, io sono un indipendentista, cosa c’entro con Salvini?

In questo caso la critica a Salvini nasce dal fatto che le notizie o le dai precise e complete, oppure non le dai. Non a caso il principale problema del giornalismo padaniota e italiota è rappresentato da superficialità, pressapochismo, mancanza di accuratezza e mancato controllo delle fonti.

È la prova del nove

Nel linguaggio politico, giornalistico e televisivo capita abbastanza spesso di sentir usare il concetto di prova del nove come esempio di prova certa. Tuttavia questo tipo di uso non è corretto.
La prova del nove, infatti, funziona come condizione necessaria ma non sufficiente: se essa dà esito negativo allora si è certi della presenza di un errore nell’operazione che si vuole controllare (ad esempio una moltiplicazione), ma se l’esito è positivo questa certezza non c’è, e al massivo si può parlare di probabilità (elevata) di correttezza.

Quanti passeggeri ci sono su un volo Ryanair?

In questi giorni è stata diffusa la notizia in base alla quale Ryanair cancellerà 2.000 voli lasciando a terra 400.000 passeggeri. E visto che si parla di numeri facciamo qualche conto.

Cominciamo da questo articolo de La Stampa. Nel titolo si parla di 2.000 voli e 400.000 passeggeri. Se così fosse un volo trasporterebbe in media 200 passeggeri. Nel corpo del pezzo, invece, si parla di “oltre” 2.000 voli e “circa” 400.000 passeggeri, ma con gli “oltre” e i “circa” i calcoli non si fanno. Poi, però, più avanti nel medesimo articolo vengono menzionati “fino a” 50 voli al giorno per sei settimane. Bene, se trascuriamo quel “fino a” i conti ci dicono che i passeggeri per volo sarebbero 190,48. Gli stessi numeri sono stati forniti da Repubblica (qui).
Il Sole 24 Ore parla di una media di 40-50 voli in sei settimane (qui), che come media appare ben strana (cioè esageratamente generica). Figure identiche per ADN Kronos (qui).
Il Mattino di Napoli è più preciso nelle date e ci dice (qui) che il periodo delle cancellazioni andrà dal 21 Settembre al 31 Ottobre 2017, dunque 41 giorni. Se usassimo questo dato, i 50 voli al giorno e i 400.000 passeggeri, ne risulterebbe una media di 195,12 passeggeri/volo.
Il Secolo XIX riferisce (qui) di una media di 48 voli al giorno per sei settimane, che ci poterebbe a 198,41 passeggeri/volo.

Più o meno gli altri quotidiani si inseriscono nelle casistiche esposte sopra. E i quotidiani stranieri? I numeri sono gli stessi visto che i giornalisti italioti e padanioti non hanno fatto altro che copiare (come spesso accade) dalla stampa estera.

Non convinto sono andato sul sito della Ryanair, ho scaricato i PDF con la lista dei voli cancellati e ho rifatto i conti. Da notare che la pagina in questione si apre con «Up to 50 flights per day (less than 2% of flights) have been cancelled for the next six weeks». Cominciamo dalle numeriche sui voli.

18 Settembre 2017: 56
19 Settembre 2017: 55
20 Settembre 2017: 53
21 Settembre 2017: 84
22 Settembre 2017: 50
23 Settembre 2017: 50
24 Settembre 2017: 50
25 Settembre 2017: 50
26 Settembre 2017: 42
27 Settembre 2017: 38
28 Settembre 2017: 48
29 Settembre 2017: 54
30 Settembre 2017: 48
01 Ottobre 2017: 54
02 Ottobre 2017: 50
03 Ottobre 2017: 42
04 Ottobre 2017: 38
05 Ottobre 2017: 48
06 Ottobre 2017: 54
07 Ottobre 2017: 48
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28 Ottobre 2017: 48

I giorni sono 41 (come correttamente riportato dal Il Mattino di Napoli, che però ha sbagliato le date, traslandole – chissà perché – di tre giorni in avanti), i voli cancellati sono 2.014, con una media di 49,12 al giorno. Quindi le informazioni di Ryanair sono corrette.
Per nostra fortuna Ryanair usa un solo tipo di velivolo (fonte), il Boeing 737-800, che dispone di 189 posti (fonte). Ne consegue che – al massimo – i passeggeri che resteranno a terra sono 2.014*189 = 380.646.

Conclusione: l’approssimazione di 400.000 è un po’ eccessiva (380.000 è pur sempre un buon numero da presentare ai lettori), sopratutto perché – dal momento che le cancellazioni di voli, specie se di massa, sono una notizia molto negativa per gli utenti, 380.000 avrebbe avuto un impatto leggermente meno nefasto. Resta il fatto che Ryanair non parla mai del numero di passeggeri che resteranno a terra, questa è piuttosto è una deduzione giornalistica (e, visti gli svarioni a cui siamo abituati, questa volta non sono andati nemmeno troppo lontani, sbagliando “solo” del 5,3%).

Ciò detto, questo non è un post a favore di Ryanair (compagnia con cui ho smesso di volare da anni perché da me e da mia moglie ritenuta insoddisfacente); questo è un post a favore della correttezza dei numeri in ambito giornalistico. E se il numero da dare è 380.646 si scrive “circa” 380.000 o “poco più di” 380.000, non 400.000.

Torso senza testa (headless torso)

Tra ieri e oggi mi ha molto colpito la vicenda della giornalista svedese Kim Wall, il cui corpo – privo di testa, braccia e gambe – è stato ritrovato nei pressi dell’isola di Amager, a sud di Copenhagen (si veda, tra i tanti, questo articolo pubblicato oggi dall’Independent).

Al di là degli aspetti tragici e sopratutto macabri di un simile evento non ho potuto fare a meno di osservare la superficialità con cui la stampa nostrana (sia padana che italiana) e quella britannica si sono occupate della cosa.

C’è chi, stando sul generico, ha parlato di “corpo mutilato”, ma in molti casi si è scritto di “corpo decapitato” (lasciando intendere che a mancare fosse solo la testa) oppure di “torso senza testa” o di “headless torso”. Si noti che nell’articolo citato sopra “headless torso” è presente addirittura nel titolo.
Mi sono chiesto se entrambe queste espressioni (headless torso e la traduzione torso senza testa) avessero un senso, dal momento che, a mia memoria, un torso è “già” privo di testa. Così ho fatto qualche ricerca sui principali dizionari di lingua toscana e su quelli di lingua inglese, per scoprire che i miei ricordi erano corretti.

Ecco le definizioni.

Sabatini-Coletti e Garzanti: “parte del corpo umano compresa tra il collo e il bacino; sinonimi: tronco, busto”. Treccani: “lo stesso che tronco o busto per indicare la parte del corpo umano dal collo alla cintura […]; si usa più spesso con riferimento a statue che siano prive del capo, delle braccia e delle gambe”. Hoepli: “parte del corpo umano comprendente il torace, l’addome e il bacino; sinonimo: busto […]; statua a cui manchino capo, braccia e gambe”.
Cambridge: “the human body considered without head, arms, or* legs, or a statue representing this”. Oxford: “the trunk of the human body; the trunk of a statue without, or considered independently of, the head and limbs”. Collins: “the trunk of the human body; a statue of a nude human trunk, esp. without the head or* limbs”. Macmillan: “the upper part of your body, not including your head or* arms”. Longman: “your body, not including your head, arms, or* legs; a statue of a torso”. Merriam-Webster: “the human trunk; a sculptured representation of the trunk of a human body”.

Ci sarebbe anche da dire che in Toscano il vocabolo torso è poco usato al di fuori della locuzione “a torso nudo”, quindi l’averlo impiegato in questo contesto sembra solo un’azione di frettolosa copiatura dagli articoli pubblicati dai quotidiani inglesi.

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* in Inglese quando “or” è introdotto da una negazione o da una frase con senso negativo (come in “without the head or limbs”) la negazione si estende a entrambi gli elementi separati dal connettivo logico; quindi, nel nostro caso, “without the head or limbs” non significa “o senza testa o senza arti”, ma “senza testa e senza arti”

Non c’è “correlazione” tra vaccini e autismo

Ieri, mentre controllavo le notizie sul sito dell’ANSA, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo sull’assenza di “correlazione” tra vaccini e autismo. Volendone sapere di più sono finito qui. Eh già, proprio Repubblica, o meglio, quella fogna di Repubblica.
Può anche darsi che i più trovino il titolo di quel pezzo del tutto corretto e normale; d’altra parte nella cosidetta Italia il livello di conoscenze scientifiche è talmente basso che ormai non ci si stupisce più di nulla.

Leggiamo bene.
Titolo. Cassazione: “Non c’è correlazione tra vaccini e autismo, no al risarcimento”.
Sottotitolo. La decisione sul caso di un bambino il cui genitore chiedeva un risarcimento. Il ministro Lorenzin: dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia.

Ora, il fatto che tra vaccini e autismo via sia una correlazione è del tutto irrilevante. Quello che non esiste non è la correlazione, ma il nesso di causa ed effetto. E usare i due concetti come se fossero sinonimi è un errore grave. La correlazione, infatti, non implica necessariamente causalità, mentre la causalità implica correlazione, sempre.
Dunque ci può essere correlazione ma non causalità. Gli esempi per spiegare questo concetto sono numerosi e alcuni persino divertenti. Quello che ho usato più volte su questo blog è il seguente (non è mio, ma non ne ricordo l’autore). Esiste una correlazione tra l’addormentarsi vestiti e il risvegliarsi con il mal di testa, ma l’addormentarsi vestiti non causa il risveglio con il mal di testa. Sia l’addormentarsi vestiti che il risvegliarsi con il mal di testa, infatti, dipendono dal fatto che la sera prima vi siete ubriacati.

Passiamo adesso al secondo elemento: “dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia”. Sembra cioè che la decisione della Cassazione confermi e irrobustisca le tesi della scienza. Puro nonsenso. Quel che pensa la Cassazione è – anche in questo caso – del tutto irrilevante. La Cassazione potrebbe anche stabilire che tra vaccini e autismo vi è un nesso di causalità, ma si tratterebbe comunque di una falsità scientifica.

A proposito del giornalista che ha scritto l’articolo: ma perché nel titolo si usano le virgolette e nel sottotitolo no?

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