Il lancio della monetina

Ieri, come noto, l’agenzia europea del farmaco è stata assegnata ad Amsterdam tramite un sorteggio che ha visto la capitale dei Paesi Bassi vincente su Milano. Matteo Salvini ha scritto un tweet in cui ha parlato di decisione pazzesca presa con il lancio di una monetina. Il sorteggio c’è stato, ma il metodo non è stato quello del lancio di una moneta.

A chi dovesse scandalizzarsi perché, da indipendentista, critico Salvini, faccio notare una cosa alquanto banale: appunto, io sono un indipendentista, cosa c’entro con Salvini?

In questo caso la critica a Salvini nasce dal fatto che le notizie o le dai precise e complete, oppure non le dai. Non a caso il principale problema del giornalismo padaniota e italiota è rappresentato da superficialità, pressapochismo, mancanza di accuratezza e mancato controllo delle fonti.

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È la prova del nove

Nel linguaggio politico, giornalistico e televisivo capita abbastanza spesso di sentir usare il concetto di prova del nove come esempio di prova certa. Tuttavia questo tipo di uso non è corretto.
La prova del nove, infatti, funziona come condizione necessaria ma non sufficiente: se essa dà esito negativo allora si è certi della presenza di un errore nell’operazione che si vuole controllare (ad esempio una moltiplicazione), ma se l’esito è positivo questa certezza non c’è, e al massivo si può parlare di probabilità (elevata) di correttezza.

Quanti passeggeri ci sono su un volo Ryanair?

In questi giorni è stata diffusa la notizia in base alla quale Ryanair cancellerà 2.000 voli lasciando a terra 400.000 passeggeri. E visto che si parla di numeri facciamo qualche conto.

Cominciamo da questo articolo de La Stampa. Nel titolo si parla di 2.000 voli e 400.000 passeggeri. Se così fosse un volo trasporterebbe in media 200 passeggeri. Nel corpo del pezzo, invece, si parla di “oltre” 2.000 voli e “circa” 400.000 passeggeri, ma con gli “oltre” e i “circa” i calcoli non si fanno. Poi, però, più avanti nel medesimo articolo vengono menzionati “fino a” 50 voli al giorno per sei settimane. Bene, se trascuriamo quel “fino a” i conti ci dicono che i passeggeri per volo sarebbero 190,48. Gli stessi numeri sono stati forniti da Repubblica (qui).
Il Sole 24 Ore parla di una media di 40-50 voli in sei settimane (qui), che come media appare ben strana (cioè esageratamente generica). Figure identiche per ADN Kronos (qui).
Il Mattino di Napoli è più preciso nelle date e ci dice (qui) che il periodo delle cancellazioni andrà dal 21 Settembre al 31 Ottobre 2017, dunque 41 giorni. Se usassimo questo dato, i 50 voli al giorno e i 400.000 passeggeri, ne risulterebbe una media di 195,12 passeggeri/volo.
Il Secolo XIX riferisce (qui) di una media di 48 voli al giorno per sei settimane, che ci poterebbe a 198,41 passeggeri/volo.

Più o meno gli altri quotidiani si inseriscono nelle casistiche esposte sopra. E i quotidiani stranieri? I numeri sono gli stessi visto che i giornalisti italioti e padanioti non hanno fatto altro che copiare (come spesso accade) dalla stampa estera.

Non convinto sono andato sul sito della Ryanair, ho scaricato i PDF con la lista dei voli cancellati e ho rifatto i conti. Da notare che la pagina in questione si apre con «Up to 50 flights per day (less than 2% of flights) have been cancelled for the next six weeks». Cominciamo dalle numeriche sui voli.

18 Settembre 2017: 56
19 Settembre 2017: 55
20 Settembre 2017: 53
21 Settembre 2017: 84
22 Settembre 2017: 50
23 Settembre 2017: 50
24 Settembre 2017: 50
25 Settembre 2017: 50
26 Settembre 2017: 42
27 Settembre 2017: 38
28 Settembre 2017: 48
29 Settembre 2017: 54
30 Settembre 2017: 48
01 Ottobre 2017: 54
02 Ottobre 2017: 50
03 Ottobre 2017: 42
04 Ottobre 2017: 38
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I giorni sono 41 (come correttamente riportato dal Il Mattino di Napoli, che però ha sbagliato le date, traslandole – chissà perché – di tre giorni in avanti), i voli cancellati sono 2.014, con una media di 49,12 al giorno. Quindi le informazioni di Ryanair sono corrette.
Per nostra fortuna Ryanair usa un solo tipo di velivolo (fonte), il Boeing 737-800, che dispone di 189 posti (fonte). Ne consegue che – al massimo – i passeggeri che resteranno a terra sono 2.014*189 = 380.646.

Conclusione: l’approssimazione di 400.000 è un po’ eccessiva (380.000 è pur sempre un buon numero da presentare ai lettori), sopratutto perché – dal momento che le cancellazioni di voli, specie se di massa, sono una notizia molto negativa per gli utenti, 380.000 avrebbe avuto un impatto leggermente meno nefasto. Resta il fatto che Ryanair non parla mai del numero di passeggeri che resteranno a terra, questa è piuttosto è una deduzione giornalistica (e, visti gli svarioni a cui siamo abituati, questa volta non sono andati nemmeno troppo lontani, sbagliando “solo” del 5,3%).

Ciò detto, questo non è un post a favore di Ryanair (compagnia con cui ho smesso di volare da anni perché da me e da mia moglie ritenuta insoddisfacente); questo è un post a favore della correttezza dei numeri in ambito giornalistico. E se il numero da dare è 380.646 si scrive “circa” 380.000 o “poco più di” 380.000, non 400.000.

Torso senza testa (headless torso)

Tra ieri e oggi mi ha molto colpito la vicenda della giornalista svedese Kim Wall, il cui corpo – privo di testa, braccia e gambe – è stato ritrovato nei pressi dell’isola di Amager, a sud di Copenhagen (si veda, tra i tanti, questo articolo pubblicato oggi dall’Independent).

Al di là degli aspetti tragici e sopratutto macabri di un simile evento non ho potuto fare a meno di osservare la superficialità con cui la stampa nostrana (sia padana che italiana) e quella britannica si sono occupate della cosa.

C’è chi, stando sul generico, ha parlato di “corpo mutilato”, ma in molti casi si è scritto di “corpo decapitato” (lasciando intendere che a mancare fosse solo la testa) oppure di “torso senza testa” o di “headless torso”. Si noti che nell’articolo citato sopra “headless torso” è presente addirittura nel titolo.
Mi sono chiesto se entrambe queste espressioni (headless torso e la traduzione torso senza testa) avessero un senso, dal momento che, a mia memoria, un torso è “già” privo di testa. Così ho fatto qualche ricerca sui principali dizionari di lingua toscana e su quelli di lingua inglese, per scoprire che i miei ricordi erano corretti.

Ecco le definizioni.

Sabatini-Coletti e Garzanti: “parte del corpo umano compresa tra il collo e il bacino; sinonimi: tronco, busto”. Treccani: “lo stesso che tronco o busto per indicare la parte del corpo umano dal collo alla cintura […]; si usa più spesso con riferimento a statue che siano prive del capo, delle braccia e delle gambe”. Hoepli: “parte del corpo umano comprendente il torace, l’addome e il bacino; sinonimo: busto […]; statua a cui manchino capo, braccia e gambe”.
Cambridge: “the human body considered without head, arms, or* legs, or a statue representing this”. Oxford: “the trunk of the human body; the trunk of a statue without, or considered independently of, the head and limbs”. Collins: “the trunk of the human body; a statue of a nude human trunk, esp. without the head or* limbs”. Macmillan: “the upper part of your body, not including your head or* arms”. Longman: “your body, not including your head, arms, or* legs; a statue of a torso”. Merriam-Webster: “the human trunk; a sculptured representation of the trunk of a human body”.

Ci sarebbe anche da dire che in Toscano il vocabolo torso è poco usato al di fuori della locuzione “a torso nudo”, quindi l’averlo impiegato in questo contesto sembra solo un’azione di frettolosa copiatura dagli articoli pubblicati dai quotidiani inglesi.

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* in Inglese quando “or” è introdotto da una negazione o da una frase con senso negativo (come in “without the head or limbs”) la negazione si estende a entrambi gli elementi separati dal connettivo logico; quindi, nel nostro caso, “without the head or limbs” non significa “o senza testa o senza arti”, ma “senza testa e senza arti”

Non c’è “correlazione” tra vaccini e autismo

Ieri, mentre controllavo le notizie sul sito dell’ANSA, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo sull’assenza di “correlazione” tra vaccini e autismo. Volendone sapere di più sono finito qui. Eh già, proprio Repubblica, o meglio, quella fogna di Repubblica.
Può anche darsi che i più trovino il titolo di quel pezzo del tutto corretto e normale; d’altra parte nella cosidetta Italia il livello di conoscenze scientifiche è talmente basso che ormai non ci si stupisce più di nulla.

Leggiamo bene.
Titolo. Cassazione: “Non c’è correlazione tra vaccini e autismo, no al risarcimento”.
Sottotitolo. La decisione sul caso di un bambino il cui genitore chiedeva un risarcimento. Il ministro Lorenzin: dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia.

Ora, il fatto che tra vaccini e autismo via sia una correlazione è del tutto irrilevante. Quello che non esiste non è la correlazione, ma il nesso di causa ed effetto. E usare i due concetti come se fossero sinonimi è un errore grave. La correlazione, infatti, non implica necessariamente causalità, mentre la causalità implica correlazione, sempre.
Dunque ci può essere correlazione ma non causalità. Gli esempi per spiegare questo concetto sono numerosi e alcuni persino divertenti. Quello che ho usato più volte su questo blog è il seguente (non è mio, ma non ne ricordo l’autore). Esiste una correlazione tra l’addormentarsi vestiti e il risvegliarsi con il mal di testa, ma l’addormentarsi vestiti non causa il risveglio con il mal di testa. Sia l’addormentarsi vestiti che il risvegliarsi con il mal di testa, infatti, dipendono dal fatto che la sera prima vi siete ubriacati.

Passiamo adesso al secondo elemento: “dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia”. Sembra cioè che la decisione della Cassazione confermi e irrobustisca le tesi della scienza. Puro nonsenso. Quel che pensa la Cassazione è – anche in questo caso – del tutto irrilevante. La Cassazione potrebbe anche stabilire che tra vaccini e autismo vi è un nesso di causalità, ma si tratterebbe comunque di una falsità scientifica.

A proposito del giornalista che ha scritto l’articolo: ma perché nel titolo si usano le virgolette e nel sottotitolo no?

Temperature roventi, giornalista ignorante

Nel corso dell’edizione delle 08:00 del TG5 di oggi, 24 Giugno 2017, minuto 6:14, la giornalista Francesca Cenci si è prodotta nell’espressione “temperature roventi”. È l’ennesimo esempio che testimonia quanto sia scarsa, in questo Paese, la diffusione della cultura scientifica.

La temperatura è ovviamente una caratteristica di un corpo e, come tale, può essere alta o bassa, ma non rovente. A essere roventi, o gelidi, sono invece i corpi.

Oh oh, il Parlamento di Londra è rimasto appeso di nuovo!

Negli scorsi giorni la stampa padana e italiana aveva cominciato a parlare di stallo parlamentare quale il più probabile tra gli esiti delle elezioni politiche tenutesi ieri nel Regno Unito. Elezioni che – come è poi accaduto – hanno confermato l’assenza di una maggioranza assoluta*.

Questa particolare situazione è nota come “hung parliament” e dall’inizio del secolo scorso si è verificata altre sei volte**. L’espressione è entrata nell’Inglese britannico da una locuzione simile (hung jury) che è invece propria dell’American English.
Come era già capitato in passato anche questa volta i giornalisti di stanza a sud delle Alpi non hanno resistito a tradurre “hung parliament” con “parlamento appeso”.

Mi ero ripromesso di approfondire l’inadeguatezza di una simile traduzione, ma dopo una breve ricerca mi sono reso conto che ne aveva già parlato Licia Corbolante (Terminologia etc.) in questo post del 2010***, cui vi rimando.
Segnalo invece che la versione in lingua toscana di Wikipedia dedica all’argomento due pagine: “Hung parliament” (sintetica, ma ben fatta e con i giusti riferimenti bibliografici) e “Parlamento appeso” (di cui si può dire l’esatto contrario); quest’ultima è stata tuttavia eliminata**** e ha ora un reindirizzatamento alla precedente.

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* è importante specificare l’aggettivo “assoluta” dal momento che una maggioranza relativa esiste sempre, ma non è sufficiente

** se ne può leggere una ricostruzione storica nell’articolo “A history of hung parliaments in Britain” pubblicato oggi sul Telegraph; chi invece è interessato a capire cosa succede in questi casi può leggere “Here’s what would happen if there is a hung Parliament after the general election“, un articolo apparso qualche giorno fa (e poi riaggiornato) sul Bristol Post

*** si veda anche il post “Ai giornalisti “parlamento appeso” piace proprio!“, sempre del 2010

**** operazione effettuata alle 5:47 di questa mattina, 9 Giugno 2017

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