Bacio d’utenza

Ieri sera, poco dopo le 21:30, ricevo una chiamata da un ristorante di Stoccolma. È il sindaco del mio paese; mi ragguaglia su una situazione di notevole disagio creatasi all’improvviso per il fatto che sul territorio, da inizio anno, non abbiamo più un pediatra. In pratica l’unico pediatra che avevamo se ne è andato in pensione senza comunicare nulla alla ASL (o come si chiama adesso) e sopratutto ai suoi assistiti. Mi dice che come sindaco può fare ben poco se non mettere a disposizione della cittadinanza un locale per i pediatri dei comuni limitrofi e che ha rilasciato un intervista a un quotidiano. Questa mattina mi gira l’intervista via Whatsapp. Non posso fare a meno di notare un bello strafalcione del giornalista di turno (uno di quelli che segue da anni le notizie di cronaca locale): “bacio d’utenza” anziché “bacino d’utenza”, una “n” di differenza.

La cosa sorprendente è che – in un’altra accezione – “bacino” è il diminutivo di “bacio”. Mi sono domandato quali fossero le probabilità che si creasse un refuso di questo tipo.

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Andiamo a sciare a Ultima Tul

Qualche giorno fa Simona Branchetti*, una nota giornalista del TG5, nel dare la notizia dell’avvicinamento della sonda New Horizons a Ultima Thule ha pronunciato il nome di quest’ultimo Ultima Tul. Che così, su due piedi, mi ha fatto pensare a una qualche località sciistica della Valdaosta o dell’Alta Savoia.
Sostengo da sempre che ai giornalisti della TV dovrebbero scrivere tra parentesi le pronunce esatte di molti termini.

Comunque, approfitto di questo post per dirvi che gli Ultima Thule (da non confondere con un’omonima formazione svedese) sono uno dei miei gruppi preferiti di rock estone; se volete avvicinarvi allo loro musica vi consiglio il doppio antologico Kogutud Teosed 1987–2002.
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* qualche anno fa questa donna mi ispirava sesso sfrenato; ora mi capita di domandarmi piuttosto di frequente come potessi aver mai pensato una cosa del genere

Ullallà che sforbiciata!

Pare che negli ultimi due giorni all’ANSA qualcuno abbia esagerato con i festeggiamenti. Guardate questo pezzo sulle novità fiscali del 2019: quando ho letto “birra, tagli a micro birrifici” (chissà perché “a” e non “ai”, poi) mi sono sùbito allarmato; per fortuna, invece, il taglio è quello delle accise. Però o il commento del titolo è stato affidato alla stessa bestia che aveva parlato di leggero aumento degli interventi dei vigili del fuoco in occasione del capodanno 2019 oppure all’ANSA di bestie ne hanno più di una; insomma, un parco-bestie.

Il giornalista scrive che l’accisa scende da 3,00 e 2,99 euro per ettolitro e definisce questa cosa una sforbiciata? Un demente, mi pare ovvio. Facciamo i conti: 2,99/3,00 – 1 = -0,33%. Wow, che sforbiciata!

Da notare un altro paio di cose: non si scrive “ad” ettolitro ma “a” ettolitro; non puoi scrivere “micro birrifici” nel titolo e “micro-birrifici” nel corpo; un minimo di coerenza; e tra l’altro è consuetudine scrivere “microbirrifici”.

Dhi! Keçi! Ahuntz! Koza! Cabra! Capra! Ged! Kits! Vuohi! Chèvre! Goat! Gobhar! Gafr! Geit! Ožka! Geess! Mogħoż! Get! Ziege! Kecske!

In leggero aumento

Il mio 2019 è cominciato con una perla giornalistica in ambito matematico (matematica spiccia, di livello elementare). Appena sveglio mi collego al sito dell’ANSA per leggere le ultime notizie (come faccio tutte le mattine) quando mi imbatto nel seguente titolo: “Capodanno, 658 interventi vigili del fuoco” (evidentemente era troppo faticoso inserire un “dei” tra “interventi” e “vigili”). Nemmeno il tempo di domandarmi se siano da considerarsi tanti o pochi che il giornalista (anonimo) pone subitanea fine al mio abbozzo di interrogativo. Ecco l’inizio del pezzo: “Sono stati 658 gli interventi dei vigili del fuoco riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno. Una cifra in leggero aumento rispetto allo scorso anno, quando furono 519”. Gli stessi numeri sono poi stati ripresi nell’edizione delle 13:00 del TG5, e immagino anche da altri organi di informazione.

Ora, come diavolo si fa a definire “leggero aumento” una variazione da 519 a 658? Oh bestia di un giornalista, fai i conti: 658/519 – 1 = 26,78%. Questo è un leggero aumento secondo te? Un aumento annuo del tuo stipendio del 27% lo chiameresti leggero? Dhi! Keçi! Ahuntz! Koza! Cabra! Capra! Ged! Kits! Vuohi! Chèvre! Goat! Gobhar! Gafr! Geit! Ožka! Geess! Mogħoż! Get! Ziege! Kecske!

Sul tetto d’Europa

Quando qualcuno vince una competizione sportiva a carattere continentale e il giornalista di turno titola o scrive “sul tetto d’Europa” a me girano piuttosto vorticosamente. Un po’ di fantasia, perbacco, sono decenni che si usa quest’espressione!

Il re di questo, la regina di quello…

La stampa italo-padana di matematica non si occupa praticamente mai. Ieri lo ha fatto, mostrando il suo consueto provincialismo, in occasione dell’attribuzione ad Alessio Figalli della Medaglia Fields 2018. E come lo ha fatto? Appioppando al nostro una delle espressioni più idiote e insopportabili che io conosca: re della matematica.

Ira di X

Va di moda presso i giornalisti padanioti e italioti l’espressione “ira di X” per descrivere il risentimento (magari anche appena accennato) di un qualche esponente governativo nei confronti di un suo compagno di partito o di coalizione. E allora ecco che leggiamo “ira di Salvini”, “ira di Di Maio”, “ira di tizio”, “ira di caio”. Ma questa gente conosce il significato delle parole che usa? L’ira è un concetto ben definito, che credevo (almeno intuitivamente) fosse noto più o meno a tutti.
Di seguito la definizione riportata dal vocabolario Treccani:

Sentimento per lo più improvviso e violento, che, provocato dal comportamento di persone o da fatti, circostanze, avvenimenti, tende a sfogarsi con parole concitate, talvolta con offese, con atti di rabbia e di risentimento, con una punizione eccessiva o con la vendetta, contro chi, volontariamente o involontariamente, lo ha provocato.

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