Cinque motivi (gustosi) per andare in Lettonia

Un articolo, questo, che ci parla delle ragioni per visitare la Lettonia da un punto di vista prettamente culinario.

A-petit

Questa sera siamo stati a cena all’A-petit di Vytauto gatvė 112, Palanga. In pieno centro, ma allo stesso tempo fuori dal caos di Basanavičiaus gatvė.
Cucina francese (come è evidente anche dal nome e dal gioco di parole) con molti sconfinamenti in quella belga (specie per quanto riguarda i piatti a base di cozze e per l’apprezzabile selezione di birre).
Ambiente piacevolmente informale.
Ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Personale di servizio con Inglese di livello discreto.
Senza dubbio consigliato.

Olando Kepurė, il ristobar

A meno di 2 km dalla scarpata Olando Kepurė potete fare una sosta all’omonimo ristobar (che è anche camping e casa vacanze). La selezione dei piatti è limitata, le presentazioni molto curate, i prezzi nella norma e i cibi buoni. Senza dubbio una valida alternativa ai tanti ristoranti turistici che affollano Palanga.

Plovas, il pastone

L’altro giorno mia suocera, come ogni anno, ha preparato il plovas.
WTF is plovas, direte voi! Il plovas è un piatto costituito da tre ingredienti: riso pilaf (il riso vero qui se lo sognano), carote, carne. Il plovas di mia suocera è un qualcosa di cui ho sempre pensato si potesse fare a meno, e sono particolarmente grato a mia moglie per il fatto di non averlo mai voluto replicare.

Fin qui la consuetudine. Questa notte, però, ho voluto andare a fondo per capirne un po’ di più. Così ho scoperto che “plovas” non è altro che la forma lituana di “pilaf”. Ma su questo tornerò qualche riga più sotto, perché credo che la cosa abbia il suo interesse linguistico. Cominciamo invece col dire che il plovas non è un vero e proprio piatto lituano: piuttosto è una pietanza di origine asiatica, per la precisione dell’Asia centro-meridionale. Questa cosa del mettere tutto insieme, d’altra parte, denota una cultura culinaria piuttosto rudimentale, dove la sussistenza prevale di gran lunga sugli aspetti legati al gusto e al piacere. Il che, senza tirarla troppo per le lunghe, si sposa perfettamente con le scarse pretese e la quasi inesistente raffinatezza del Lituano medio, ovvero il 99% della popolazione (la stima è per difetto). Se non ci credete potete dare un’occhiata a queste immagini. Invitanti, vero? Naturalmente mia suocera ha personalizzato il tutto con la sua immancabile dose di burro. E nonostante ciò il suo piatto finisce per ingozzare anche le oche.

Veniamo ora agli aspetti linguistici. Se, come me, avete nelle orecchie il suono della lingua lituana “plovas” non può che essere la più logica traduzione di “pilaf”. In Lituano ogni nome viene piegato alle regole della grammatica; qui ogni nome straniero viene addomesticato. Facciamo un esempio; mica penserete di arrivare qui in Lituania e di leggere su un qualunque quotidiano notizie di un certo Donald (John) Trump? Le notizie ci sono, ovviamente, ma il tizio in questione (incidentalmente l’uomo più potente del pianeta) è chiamato Donaldas (Džonas) Trampas. E guardate che non sto affatto scherzando: se non mi credete fate una banalissima ricerca su internet. Il vostro stesso nome di battesimo – prendetene atto con pazienza e rassegnazione – verrà cambiato; non solo: verrà sopratutto declinato (secondo uno dei sette casi* che sono rimasti in piedi oggi).
Tutto ciò per dire che nessun termine lituano, d’origine o di importazione, potrebbe mai finire per “f”. La soluzione più logica è dargli una terminazione in “-a” o “-ė”, se lo si considera femminile, o in “-as”, “-is”, “-ys”, “-ias”, se lo si considera maschile. Tralasciando le immancabili eccezioni, quelle appena descritte sono le terminazioni dei nomi rispettivamente della seconda e della prima declinazione**. Alla fine, un nome straniero finisce quasi sempre per prendere una delle desinenze riportate sopra. Nel caso di pilaf la cosa più naturale è optare per “pilafas”, che tuttavia – per via di quella “f” – continua a non suonare sufficientemente lituano. Si sa che la sostituzione naturale della consonante “f” è proprio il suono “v”. E così avremmo “pilavas”. A questo punto va detto che un’altra delle caratteristiche del Lituano (rispetto a lingue come Toscano, Inglese, ecc.) è quella di ritrovare una “o” laddove ci aspetterebbe una “a”. Gli esempi sono numerosissimi, a partire da “fortepijonas” (pianoforte) e “valerijonas” (valeriana)***. Dunque, per le orecchie di un Lituano “pilovas” suona molto meglio di “pilavas”. Infine, in modo altrettanto naturale, il passaggio da “pilovas” a “plovas” è alquanto breve.

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* in passato ce n’era persino qualcuno in più, come del resto oggi ve ne sono molti di più in Estone e Finlandese (ma non solo)

** per la gioia di chi deve imparare la lingua, le altre tre declinazioni accorpano una sparuta minoranza di vocaboli, anche se tra essi ve ne sono alcuni di utilizzo molto frequente

*** una delle cose che adoro della Lituania è che in farmacia si possono trovare praticamente ovunque le pastiglie di valeriana, ottimo rimedio naturale per prendere sonno; esistono anche fermenti, sempre naturali e da noi introvabili, che in pochi minuti risolvono quelle situazioni molto spiacevoli di peso sullo stomaco e blocco della digestione

Non c’è il tasto

Ieri, per la seconda volta in pochi giorni, siamo stati a pranzo al ristorante Beržuvis di Švenčionys (di cui avevo già parlato qui nell’estate di cinque anni fa). A un certo punto mia moglie chiede una birra piccola, ma – con sua sorpresa – la cameriera le dice che possono servire solo birre medie. Nemmeno il tempo di gioire (è un mio classico rispondere al personale di servizio che le birre piccole non vanno assolutamente mai servite in quanto altamente cancerogene) che veniamo assaliti da alcuni dubbi. Che non abbiano i bicchieri delle giuste dimensioni? Può essere, ma con un minimo di flessibilità basterebbe usare un qualunque altro bicchiere. Forse però non hanno birre alla spina, ma solo in bottiglia (in Lituania non è raro che la pinta che ci si trova davanti è il frutto di un travaso da bottiglia); eppure mia moglie ha ordinato la mia stessa birra belga e io sono certo al 100% che la mia birra è alla spina e non in bottiglia. Così mia moglie si fa un po’ di coraggio e decide di chiedere una spiegazione. La risposta è qualcosa di allucinante: no, è che sul registratore di cassa non è stato programmato il tasto per le birre piccole. Ora, immaginatevi voi una situazione del genere in qualunque altro Paese europeo. Non ci riuscite, vero? Cose che solo in Lituania…

Mezza oliva

Ieri siamo stati allo Žuvėdra di Ignalina, dove peraltro abbiamo pranzato bene come sempre. Io ho ordinato un piatto a base di pollo, mia moglie uno a base di maiale e mia figlia una pizza margherita (cioè, quella che i Lituani chiamano impropriamente così). La pizza era a suo modo anche buona, ma – dico io – come fai a metterci sopra una decorazione che consta solo di mezza oliva? Presentarla senza nulla sarebbe stato molto meglio.

La sodyba Saulėtekis di Ignalina

Chi volesse mangiare a Ignalina ha solo due opzioni: lo Žuvėdra e il Romnesa, con il secondo indubbiamente superiore al primo. In dieci anni lo abbiamo chiesto a destra e a manca, a dozzine di persone diverse (persino all’ufficio turistico!), ma le risposte si sono sempre e unicamente indirizzate sui due nomi ricordati sopra.
In realtà da poco tempo esiste una terza possibilità: la sodyba Saulėtekis. Esiste da un paio d’anni e si fa pubblicità da uno. Noi l’abbiamo provata oggi. Risultato? Non si mangia male, ma nemmeno bene. La conduzione è eccessivamente familiare, i piatti pochi e poco elaborati, le porzioni insufficienti. Il personale (mamma cuoca e figlia cameriera) si è rivelato molto simpatico, ma è chiaro che questo non può bastare.
Mi auguro grossi cambiamenti a breve, o a Ignalina gli unici due posti dove poter consumare un pasto decente resteranno sempre e solo lo Žuvėdra e il Romnesa.

Pilialaukis, un ristorante da evitare

Se da Vilnius vi recate in auto a Trakai a un certo punto, più o meno a metà strada, non potete non notare sulla sinistra il grosso edificio in legno scuro con persiane rosso bruno che ospita il ristorante Pilialaukis. Negli ultimi anni ci è balenata più volte l’idea di provarlo, poi abbiamo sempre optato per Trakai. Quest’anno invece ci siamo fermati, per fare più che altro una sosta tecnica; lo scorso venerdì, di rientro da Druskininkai, prima di venire qui in campagna. Ebbene, avremmo fatto meglio a proseguire per un’altra decina di chilometri fino a Vilnius perché uno stop qui si può tranquillamente evitare. Scarsa varietà e qualità del cibo, servizio, gira e birre locali non all’altezza.

La lista minima

Oggi mi va di commentare con i miei lettori l’elenco minimo di cibi che non manca mai e non potrebbe mai mancare da casa mia. Sono curioso di vedere, se ci saranno, quali sono le vostre opinioni.
In ordine alfabetico:

aglio
mais in scatola (cotto al vapore)
merluzzo (filetti surgelati)
olio d’oliva
pomodori e/o pomodorini
riso
vino rosso*

L’acqua è data per scontata (anche perché sgorga dal rubinetto), mentre il sale non è una dimenticanza: lo uso solo quando ci sono mia moglie e mia figlia, quindi sei volte su dieci.

Ovviamente a casa mia ci sono sempre altri cibi, ma i sette sopra sono quelli di cui non mi priverei mai.
In una lista B, che estende la precedente, nel mio caso ci sono:

aceto
banane
basilico
birra belga
bresaola
capperi
cipolla
fagioli in scatola (cotti al vapore)
fagiolini
grana
limone
mozzarella
noci
origano
pane
pasta
patate
peperoncino
pollo
zucchine

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* trentino, sudtirolese, veneto, friulano

Netikras zuikis (falsa lepre)

In questo suo post recente Mauro, che vive in Baviera, riferiva di un polpettone di carne trita chiamato Falscher Hase (falsa lepre). Ebbene, lo stesso piatto esiste anche in Lituania ed è chiamato “netikras zuikis”, cioè appunto “falsa lepre”. Qui se ne possono ammirare alcune preparazioni.

Legendinis Sūris Džiugas

Una delle sorprese di queste festività natalizie è stata per me la scoperta del formaggio Džiugas.
Prodotto a partire dal 1924 è oggi disponibile nelle versioni a 12 (mild), 18 (piquant), 24 (delicate), 36 (gourmet) e 48 mesi (luxury). Quello provato da me è il luxury, un formaggio di qualità altissima.
L’azienda produttrice può contare su una distribuzione affidata a sei negozi proprietari: tre a Vilnius, due a Klaipėda e uno a Telšiai. Di tutti quest’ultimo sembra il più interessante, e l’estete prossima – dal momento che abbiamo in programma di trascorrere una notte proprio a Telšiai – ne approfitteremo per una visita con ricca degustazione.
Lo Džiugas è attualmente in attesa di certificazione da parte dell’Unione Europea.
Anche il sito internet è ben curato, di navigazione semplice e intuitiva, e con una cura maniacale per la veste grafica.

Allo Žalia Smilga di Švenčionys

Dopo il Kavinė Arka (di cui ho parlato qui) e il Beržuvis (di cui ho parlato qui) questo è il terzo post che dedico ai ristoranti di Švenčionys. Lo Žalia Smilga è una specie di caffè ristorante aperto da poco più di un anno che propone poche cose, ma preparate con gran gusto. Lo abbiamo provato oggi per la prima volta e ci siamo trovati benissimo. La proprietaria, che mi ha accolto parlandomi in un Toscano più che discreto (ha vissuto per qualche tempo a Modena), si è rivelata persona molto gentile, disponibile e solare. Il locale è piccolissimo, ma allo stesso tempo accogliente e molto ben arredato. Se i prezzi dovessero sembrarvi troppo bassi sappiate che non è uno scherzo. Si può pagare con carta di credito e il bagno è pulitissimo, anzi, questo è il primo bagno tra i tanti visitati in vita mia, in cui la porta si apre e chiude ruotando la maniglia verso l’alto anziché verso il basso.

Una curiosità: “žalia” significa “verde”, mentre “smilga” è un genere di piante erbacee della famiglia delle Poaceae (meglio note come Graminacee). La cosa interessante è che questo termine (smilga) è tanto sconosciuto a noi quanto noto a ogni Lituano che abbia almeno trent’anni.

Il pessimo ristorante del Meguva Resort di Žibininkai

Il Meguva Resort è un gigantesco complesso che si trova a una manciata di km da Palanga. Dopo circa due anni di lavori a intermittenza è stato finalmente completato. Ospita un hotel, un ristorante, un bar (forse anche più di uno), diverse piscine (alcune delle quali all’aperto), una spa con più aree sauna e un buon numero di bungalow.
Un paio di giorni fa abbiamo deciso di farci un salto per pranzo. Ebbene, il ristorante è semplicemente imbarazzante: carente in termini di varietà, qualità e presentazione del cibo, e ancor più deficitario per quanto concerne il livello del servizio.
Se volete un consiglio: saltate a piè pari e anche a piè dispari. Questo è un posto perfetto per matrimoni e riunioni aziendali, dunque un luogo da cui tenersi a rigorosissima distanza di sicurezza.

Šturmų Švyturys

Letteralmente Šturmų Švyturys significa il faro di Šturmai, un piccolo villaggio a circa tre chilometri dal ben più famoso Ventės Ragas che, amministrativamente parlando, dipende dalla vicina Kintai. Ma Šturmų Švyturys è anche il nome di uno dei ristoranti* più rinomati dell’intera Lituania. A parlarmene per la prima volta è stato l’amico Fabio, poco più di anno fa. E così nei giorni scorsi abbiamo pensato bene di farci un salto, proprio in compagnia di Fabio e della sua famiglia. I suoi consigli sono stati preziosi: doppio antipasto (a base di carpaccio e pesce marinato) e spigola alla brace appena pescata, il tutto accompagnato da un profumatissimo vino bianco del Tirolo: abbinamento perfetto.
La caratteristica di questo posto, infatti, è proprio quella di poter scegliere ciò che si andrà a consumare. Una volta ordinato da bere ci si alza, ci si reca presso l’apposita teca, si scelgono gli esemplari conservati in un trito di giaccio e questi ultimi, una volta pesati**, vi verranno serviti in tavola nel giro di qualche minuto con un semplicissimo tris di salsine, tanto speziate quanto delicate. C’è da giurare che l’esperienza culinaria dello Šturmų Švyturys vi indurrà a un ripensamento radicale del vostro concetto di pesce fresco.
Il locale si presenta interessante anche dal punto di vista degli arredi, con prevalenza di legni chiari e decorazioni di azzurro/blu intenso, proprio come le acque e i cieli della laguna.
Nella bella stagione, se il tempo lo consente, è possibile pranzare all’aperto, di fronte al porticciolo da cui ogni giorno partono le imbarcazioni dei pescatori della zona.
In sintesi: ristorante consigliatissimo (non doveste sentire il desiderio di tornarvi è bene che consultiate uno psichiatra). Prezzi adeguati alla qualità (il vino può fare la differenza), e personale gentile, in grado di comunicare in un Inglese più che apprezzabile.

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* è anche hotel

** un pesce di 500/600 grammi è di norma sufficiente per due persone

Dove mangiare a Jurbarkas

Se vi trovate a Jurbarkas (per esempio per i motivi indicati qui e qui) le possibilità di un pasto decente – a detta dei locali – non sono molte. Per evitare spiacevoli sorprese vi suggerisco il caffè ristorante Karšuva (in V Kudirkos gatvė 11). Cibo all’altezza, prezzi contenuti, servizio rapido e personale cortese. Se la stagione lo consente molto meglio mangiare fuori.

Il Mama Grill di Raudondvaris

Lungo la A14 che da Vilnius porta a Molėtai e Utena, circa 15 km a nord della capitale, si incontra (sulla destra) il villaggio di Raudondvaris (amministrativamente legato a Nemenčinė). Qui sorgono tre ristoranti; da sud a nord questi sono il mastodontico complesso HBH (lo stesso che si trova a Palanga), il Mama Grill e un piccolo ristorante armeno di cui non ricordo il nome. Tenendo conto che la qualità dello HBH non è esattamente elevata e che il ristorante armeno, con la sua atmosfera tetra e scialba e gli arredi in stile sovietico, non mi ha ispirato, ho optato per il Mama Grill. Probabilmente è stata la scelta migliore. Il menù, ovviamente incentrato su piatti di carne e pesce alla griglia, è piuttosto interessante. Il locale è carino e abbastanza moderno, il personale è gentile, preparato e parla un buon Inglese. I cibi sono buoni e la preparazione è ben curata (le portate sono servite su ampi taglieri rettangolari in stile rustico). Ancor più interessante la selezione delle birre, con alcune produzioni alla spina provenienti dalla Vallonia e dalla regione di Biržai. Se siete diretti a Dubingiai è preferibile che facciate una sosta qui (all’andata o al ritorno) piuttosto che al costoso ristorante Dubingių Žirgynas di cui ho parlato dettagliatamente in questo post recente.

Il Kavos Architektai di Klaipėda

Una recensione così invitante merita un seguito. Se siete a Klaipėda e (a differenza di me) amate il caffè considerate seriamente l’idea di fare un salto in questo posto.

La pizza lituonapoletana di Jurgis ir Drakonas è davvero così buona come dicono?

Il 25 Gennaio 2015 pubblicavo su questo blog il post Jurgis ir Drakonas e la pizza lituonapoletana. In quell’occasione davo conto dell’idea di base e della filosofia di Mr. Tom Nicholson, l’imprenditore inglese da cui tutto è nato. E siccome – si dice giustamente – dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, sarebbe ingiusto non citare, almeno in questa sede, la consorte Beata Čičkauskaitė-Nicholson: giornalista, presentatrice televisiva, autrice di libri di argomento culinario con forte taglio salutistico e titolare del blog Beatos Virtuvė (la cucina di Beata), esplicativo sin dal titolo.

Ma torniamo a noi. In chiusura del mio pezzo mi riproponevo di provare le pizze di Jurgis ir Drakonas a inizio Maggio 2015. Tuttavia i miei impegni lavorativi dello scorso anno hanno ridotto la mia permanenza lavorativa a Vilnius a poco più di un mese, tra l’altro facendo saltare la prevista vacanza primaverile in Estonia e Lituania. Così niente pizza. Mi sono però rifatto in questo inizio Luglio 2016, assaggiando le pizze in oggetto per ben due volte in due soli giorni.
E dato che nel frattempo i ristoranti sono passati da due a tre la scelta è caduta sulla struttura più vicino a casa: quella presso il centro commerciale Akropolis.

La prima cosa che si nota di Jurgis ir Drakonas è che non assomiglia minimamente a un ristorante italiano. Non ci sono bandierine col tricolore e non c’è nessuno dei simboli e degli elementi tipici che facciano pensare ai nostri cugini oltrepadani. Da qui si capisce già tutto: Jurgis ir Drakonas non è pensato per attrarre turisti, ma per innalzare l’esperienza culinaria dei Lituani. Questo voleva Tom Nicholson e questo ha puntualmente fatto.

E ora veniamo alle pizze. Ci sono la napoletana, la margherita (chiamata improvvidamente “margarita”), il calzone, la marinara, la pepperoni (che andrebbe rinominata “peperoni”, con una solo “p”), la nduja (lo so, manca l’apostrofo iniziale), più altre cose che dalle nostre parti non esistono, né ci sogneremmo mai di sperimentare. E qui si nota un secondo elemento caratterizzante: Nicholson, se non in minima parte, non ha voluto creare una replica delle farciture italiane, ma si è interessato sopratutto agli ingredienti di base. E questi sono davvero quanto di più simile si possa accostare a una tipica pizza napoletana. Anzi, qui realizzano persino impasti con farina integrale (suppongo ci sia dietro lo zampino di Beata) che non sono affatto male.

In conclusione, Jurgis ir Drakonas è un posto che vale la pena provare. A proposito le pizze da me scelte sono stata la napoletana e la daugiau daržovių (più verdure), con la prima superiore alla seconda.

Ožiukai prie stalo (caprette a tavola)

L’amica Ernesta Mažalskaitė spiega in questo breve articolo (solo in Lituano, ma vredrete che bastano le immagini) come far mangiare le verdure ai nostri figli.

La nuova cucina di Riga

Interessante video-articolo sulla cosidetta nuova cucina lettone.

Molino San Giuseppe, Soncino

La mia recensione su TripAdvisor.

Titolo: Vita brevis, Cantarelli longus
Punteggio: 5/5

Siamo stati al Molino San Giuseppe la prima domenica di Aprile 2016. Tornando a Milano da un fine settimana a Valeggio Sul Mincio abbiamo pensato di fermarci a metà strada per una rilassante veduta del castello di Soncino e sopratutto per un pranzo che potesse chiudere nella giusta maniera il nostro breve soggiorno di inizio primavera.

Mia moglie, lituana, ha scelto questo locale dopo un’attenta lettura delle varie strutture presenti in loco. Entrambi siamo stati magneticamente attirati dall’idea di provare il “famoso” Cantarelli. E così abbiamo fatto.

Pur non avendo prenotato siamo stati fatti accomodare all’istante e poco dopo ci è stato servito del pane, ottimo sia per gusto che per presentazione. L’accoglienza è stata esemplare e la persona che ci ha assistito (una delle proprietarie, come ho compreso successivamente) è stata estremamente gentile e disponibile, specie nei confronti della nostra figlioletta di quattro anni che si trova nella classica fase “sono timida i primi cinque secondi e poi comincio a fare domande a raffica, specie a chi non conosco”.

Anche per esigenze di tempo, la nostra scelta è caduta sul menù fisso che, oltre il Cantarelli, comprendeva un primo (ovviamente a testa) e due calici di vino. Il tutto a 50 euro (complessivi, non a persona). Ne abbiamo aggiunti altri sette per un dolce al pistacchio davvero squisito.

Che dire? Il Cantarelli si è rivelato magnifico, dai salumi al baccalà. Una scelta ricercata, con sperimentazioni fortunatamente ardite, ma riuscitissime. Le quantità sono assolutamente giuste (voglio poter uscire da un ristorante senza sentirmi appesantito e assonnato, né voglio immaginare che nel 2016, qui nella nostra benestante Europa, ci sia del cibo inutilmente sprecato). Da notare che, non appena servito in tavola, ogni elemento del tagliere ci è stato descritto con pazienza ed entusiasmo.

Si notano la passione, l’impegno, la competenza, la ricerca di ingredienti e prodotti eccellenti e mai banali. Ma, ancor prima, si vedono (per chi sa vedere, si capisce) la capacità di pianificazione e di visione, perché è evidente che un’offerta culinaria di questo tipo e livello non può essere frutto del caso o dell’improvvisazione, ma di un progetto attentamente ragionato.
Tra l’altro il nostro tavolo si trovava in posizione separata rispetto alle sale principali e molto vicino all’ingresso della cucina. All’apertura della porta ci è stato possibile carpire qualche elemento di quel che avveniva “dietro le quinte”. E quello che abbiamo compreso è che in cucina c’era affiatamento, lavoro di squadra, professionalità, precisione e consapevolezza di quel che doveva essere fatto, come e in che tempi. Istruttivo e interessante, perché non è qualcosa che capita tutti i giorni.

La presentazione dei piatti. Molto curata e utilizzata non per mascherare pecche relative a ingredienti e preparazione, ma per esaltare le portate. Il bel vestito che fa risaltare il giusto fisico, se mi è concesso il paragone.

Il prezzo. Mi hanno molto sorpreso le recensioni che lamentavano prezzi troppo elevati. Occupandomi di analisi matematiche e statistiche so per certo che non è così, e ne spiego il motivo. Il consumatore finale è sensibile solo al livello assoluto di prezzo, e – per contro – ha scarsissime capacità di ragionare in termini relativi (ergo, è facilissimo fregarlo). Alle casse dei supermercati troviamo prodotti (non a caso classificati “di impulso”) che costano pochi euro (e per questo li compriamo), ma – ecco il dato nascosto – caratterizzati da margini elevatissimi; due euro per un pacchetto di caramelle che probabilmente costa pochi centesimi. In altri termini, quando i prezzi assoluti sono relativamente bassi – torniamo al mondo della ristorazione – i locali hanno la possibilità di realizzare margini molto elevati; una combinazione di eventi “maleficamente perfetta”: il proprietario offre una qualità modesta, che ha costi bassi, ma che genera margini alti e non scontenta il cliente. Quando invece le scelte puntano su qualità e prodotti di livello i costi di base sono intrinsecamente più elevati; ne segue che il ristoratore ha meno possibilità di incidere sul valore finale, semplicemente perché non può permettersi di formare un prezzo assoluto troppo alto; in caso contrario il cliente ne sarebbe scontento e si genererebbe il rischio (fondato) di innescare un passaparola negativo, specie sul medio e lungo periodo.

In conclusione, non appena possibile torneremo al Molino San Giuseppe per provare il menù completo. E sicuramente porteremo con noi qualche amico.

Lo Stappo, Valeggio Sul Mincio

La mia recensione su TripAdvisor.

Titolo: Da provare almeno una volta nella vita
Punteggio: 4/5

Sono tornato in questo locale a distanza di cinque anni. Mia moglie e io abbiamo optato per un antipasto a base di mozzarella di bufala e per un risotto al vino rosso. Antipasto nella media, sebbene servito in quantità troppo scarsa in relazione al prezzo; risotto ottimo.
Il servizio è buono, ma andrebbe perfezionato in alcuni aspetti; in particolare ho riscontrato un inutile eccesso di zelo e di gentilezza che trasmettono l’idea di un clima artefatto e non genuino.
La precedente gestione era senza dubbio migliore, tuttavia stiamo parlando di un locale di buon livello e assolutamente da consigliare, sia per il cibo che per l’incantevole posizione sull’acqua, di fatto unica.
Oltre al vino si possono degustare alcune ottime birre artigianali del territorio.

Trattoria dei Colli, Olfino di Monzambano

5La mia recensione pubblicata su TripAdvisor.

Titolo: Gradevole
Punteggio: 3/5

Ho pranzato in questo locale all’inizio di Aprile 2016. Antipasto e primo sia per me che per mia moglie. La scelta di una sola portata non mi consente di formulare un giudizio completo e significativo. In ogni caso abbiamo mangiato in modo discreto, per quanto nulla che si lasci davvero ricordare. La cameriera in servizio ha mostrato una notevole competenza in fatto di birre, suggerendomi un prodotto artigianale del territorio che mi ha piacevolmente sorpreso per ricercatezza e qualità.

Agriturismo La Quercia, Valeggio Sul Mincio

La mia recensione pubblicata su TripAdvisor.

Titolo: Agriturismo ottimo, ristorazione da migliorare
Punteggio: 3/5

Mia moglie, nostra figlia e io abbiamo soggiornato in questa struttura all’inizio di Aprile 2016. Il nostro giudizio è complessivamente positivo, ma ritengo doveroso, e sopratutto corretto, operare una distinzione tra l’agriturismo vero e proprio (inteso come pernottamento) e il ristorante.

Innanzitutto la mia valutazione è di 3,5 e non di 3, ma – come noto – TripAdvisor obbliga a dare voti pieni.

L’appartamento che ci è stato assegnato è quanto di meglio ci si possa aspettare. Ben al di là delle nostre attese e arredato con gusto, materiali, accessori, rifiniture e dettagli davvero notevoli. Impossibile non complimentarsi con i proprietari per queste scelte, che evidentemente e saggiamente sono improntate a un’ottica (intelligente e lungimirante) di qualità.
Allo stesso tempo non è pensabile, oggi, non disporre di un servizio di wifi all’altezza della situazione. Spero che si possa provvedere quanto prima perché questi sono elementi che possono condizionare negativamente i giudizi degli ospiti, specie stranieri.

Non soddisfacente , invece, il mio giudizio sulla ristorazione. Non abbiamo mangiato male, sia ben chiaro, ma non abbiamo trovato elementi degni di essere ricordati. A mio parere è necessario investire su un ampliamento non tanto del numero delle portate quanto della loro varietà. Più fantasia per quanto riguarda gli antipasti, più spazio ai primi a base di riso e più secondi di tipo diverso.

Suggerisco di appoggiarsi anche a qualche produttore di birra della zona in modo da completare l’offerta delle bevande.

Infine una nota sul servizio: l’idea è quella che, al di là delle buone intenzioni, ci sia un po’ troppa improvvisazione e mancanza di programmazione.

In definitiva questo agriturismo ha tutte le potenzialità per puntare all’eccellenza e l’obbiettivo ha il vantaggio di poter essere conseguito con sforzi davvero minimi.

Se non ci ritorno è perché nel frattempo sono morto

La mia recensione su TripAdvisor della Cascina Guastalla di Noviglio.

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