A-petit

Questa sera siamo stati a cena all’A-petit di Vytauto gatvė 112, Palanga. In pieno centro, ma allo stesso tempo fuori dal caos di Basanavičiaus gatvė.
Cucina francese (come è evidente anche dal nome e dal gioco di parole) con molti sconfinamenti in quella belga (specie per quanto riguarda i piatti a base di cozze e per l’apprezzabile selezione di birre).
Ambiente piacevolmente informale.
Ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Personale di servizio con Inglese di livello discreto.
Senza dubbio consigliato.

Olando Kepurė, il ristobar

A meno di 2 km dalla scarpata Olando Kepurė potete fare una sosta all’omonimo ristobar (che è anche camping e casa vacanze). La selezione dei piatti è limitata, le presentazioni molto curate, i prezzi nella norma e i cibi buoni. Senza dubbio una valida alternativa ai tanti ristoranti turistici che affollano Palanga.

Plovas, il pastone

L’altro giorno mia suocera, come ogni anno, ha preparato il plovas.
WTF is plovas, direte voi! Il plovas è un piatto costituito da tre ingredienti: riso pilaf (il riso vero qui se lo sognano), carote, carne. Il plovas di mia suocera è un qualcosa di cui ho sempre pensato si potesse fare a meno, e sono particolarmente grato a mia moglie per il fatto di non averlo mai voluto replicare.

Fin qui la consuetudine. Questa notte, però, ho voluto andare a fondo per capirne un po’ di più. Così ho scoperto che “plovas” non è altro che la forma lituana di “pilaf”. Ma su questo tornerò qualche riga più sotto, perché credo che la cosa abbia il suo interesse linguistico. Cominciamo invece col dire che il plovas non è un vero e proprio piatto lituano: piuttosto è una pietanza di origine asiatica, per la precisione dell’Asia centro-meridionale. Questa cosa del mettere tutto insieme, d’altra parte, denota una cultura culinaria piuttosto rudimentale, dove la sussistenza prevale di gran lunga sugli aspetti legati al gusto e al piacere. Il che, senza tirarla troppo per le lunghe, si sposa perfettamente con le scarse pretese e la quasi inesistente raffinatezza del Lituano medio, ovvero il 99% della popolazione (la stima è per difetto). Se non ci credete potete dare un’occhiata a queste immagini. Invitanti, vero? Naturalmente mia suocera ha personalizzato il tutto con la sua immancabile dose di burro. E nonostante ciò il suo piatto finisce per ingozzare anche le oche.

Veniamo ora agli aspetti linguistici. Se, come me, avete nelle orecchie il suono della lingua lituana “plovas” non può che essere la più logica traduzione di “pilaf”. In Lituano ogni nome viene piegato alle regole della grammatica; qui ogni nome straniero viene addomesticato. Facciamo un esempio; mica penserete di arrivare qui in Lituania e di leggere su un qualunque quotidiano notizie di un certo Donald (John) Trump? Le notizie ci sono, ovviamente, ma il tizio in questione (incidentalmente l’uomo più potente del pianeta) è chiamato Donaldas (Džonas) Trampas. E guardate che non sto affatto scherzando: se non mi credete fate una banalissima ricerca su internet. Il vostro stesso nome di battesimo – prendetene atto con pazienza e rassegnazione – verrà cambiato; non solo: verrà sopratutto declinato (secondo uno dei sette casi* che sono rimasti in piedi oggi).
Tutto ciò per dire che nessun termine lituano, d’origine o di importazione, potrebbe mai finire per “f”. La soluzione più logica è dargli una terminazione in “-a” o “-ė”, se lo si considera femminile, o in “-as”, “-is”, “-ys”, “-ias”, se lo si considera maschile. Tralasciando le immancabili eccezioni, quelle appena descritte sono le terminazioni dei nomi rispettivamente della seconda e della prima declinazione**. Alla fine, un nome straniero finisce quasi sempre per prendere una delle desinenze riportate sopra. Nel caso di pilaf la cosa più naturale è optare per “pilafas”, che tuttavia – per via di quella “f” – continua a non suonare sufficientemente lituano. Si sa che la sostituzione naturale della consonante “f” è proprio il suono “v”. E così avremmo “pilavas”. A questo punto va detto che un’altra delle caratteristiche del Lituano (rispetto a lingue come Toscano, Inglese, ecc.) è quella di ritrovare una “o” laddove ci aspetterebbe una “a”. Gli esempi sono numerosissimi, a partire da “fortepijonas” (pianoforte) e “valerijonas” (valeriana)***. Dunque, per le orecchie di un Lituano “pilovas” suona molto meglio di “pilavas”. Infine, in modo altrettanto naturale, il passaggio da “pilovas” a “plovas” è alquanto breve.

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* in passato ce n’era persino qualcuno in più, come del resto oggi ve ne sono molti di più in Estone e Finlandese (ma non solo)

** per la gioia di chi deve imparare la lingua, le altre tre declinazioni accorpano una sparuta minoranza di vocaboli, anche se tra essi ve ne sono alcuni di utilizzo molto frequente

*** una delle cose che adoro della Lituania è che in farmacia si possono trovare praticamente ovunque le pastiglie di valeriana, ottimo rimedio naturale per prendere sonno; esistono anche fermenti, sempre naturali e da noi introvabili, che in pochi minuti risolvono quelle situazioni molto spiacevoli di peso sullo stomaco e blocco della digestione

Non c’è il tasto

Ieri, per la seconda volta in pochi giorni, siamo stati a pranzo al ristorante Beržuvis di Švenčionys (di cui avevo già parlato qui nell’estate di cinque anni fa). A un certo punto mia moglie chiede una birra piccola, ma – con sua sorpresa – la cameriera le dice che possono servire solo birre medie. Nemmeno il tempo di gioire (è un mio classico rispondere al personale di servizio che le birre piccole non vanno assolutamente mai servite in quanto altamente cancerogene) che veniamo assaliti da alcuni dubbi. Che non abbiano i bicchieri delle giuste dimensioni? Può essere, ma con un minimo di flessibilità basterebbe usare un qualunque altro bicchiere. Forse però non hanno birre alla spina, ma solo in bottiglia (in Lituania non è raro che la pinta che ci si trova davanti è il frutto di un travaso da bottiglia); eppure mia moglie ha ordinato la mia stessa birra belga e io sono certo al 100% che la mia birra è alla spina e non in bottiglia. Così mia moglie si fa un po’ di coraggio e decide di chiedere una spiegazione. La risposta è qualcosa di allucinante: no, è che sul registratore di cassa non è stato programmato il tasto per le birre piccole. Ora, immaginatevi voi una situazione del genere in qualunque altro Paese europeo. Non ci riuscite, vero? Cose che solo in Lituania…

Mezza oliva

Ieri siamo stati allo Žuvėdra di Ignalina, dove peraltro abbiamo pranzato bene come sempre. Io ho ordinato un piatto a base di pollo, mia moglie uno a base di maiale e mia figlia una pizza margherita (cioè, quella che i Lituani chiamano impropriamente così). La pizza era a suo modo anche buona, ma – dico io – come fai a metterci sopra una decorazione che consta solo di mezza oliva? Presentarla senza nulla sarebbe stato molto meglio.

La sodyba Saulėtekis di Ignalina

Chi volesse mangiare a Ignalina ha solo due opzioni: lo Žuvėdra e il Romnesa, con il secondo indubbiamente superiore al primo. In dieci anni lo abbiamo chiesto a destra e a manca, a dozzine di persone diverse (persino all’ufficio turistico!), ma le risposte si sono sempre e unicamente indirizzate sui due nomi ricordati sopra.
In realtà da poco tempo esiste una terza possibilità: la sodyba Saulėtekis. Esiste da un paio d’anni e si fa pubblicità da uno. Noi l’abbiamo provata oggi. Risultato? Non si mangia male, ma nemmeno bene. La conduzione è eccessivamente familiare, i piatti pochi e poco elaborati, le porzioni insufficienti. Il personale (mamma cuoca e figlia cameriera) si è rivelato molto simpatico, ma è chiaro che questo non può bastare.
Mi auguro grossi cambiamenti a breve, o a Ignalina gli unici due posti dove poter consumare un pasto decente resteranno sempre e solo lo Žuvėdra e il Romnesa.

Pilialaukis, un ristorante da evitare

Se da Vilnius vi recate in auto a Trakai a un certo punto, più o meno a metà strada, non potete non notare sulla sinistra il grosso edificio in legno scuro con persiane rosso bruno che ospita il ristorante Pilialaukis. Negli ultimi anni ci è balenata più volte l’idea di provarlo, poi abbiamo sempre optato per Trakai. Quest’anno invece ci siamo fermati, per fare più che altro una sosta tecnica; lo scorso venerdì, di rientro da Druskininkai, prima di venire qui in campagna. Ebbene, avremmo fatto meglio a proseguire per un’altra decina di chilometri fino a Vilnius perché uno stop qui si può tranquillamente evitare. Scarsa varietà e qualità del cibo, servizio, gira e birre locali non all’altezza.

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