Quando i Corleonesi venivano dalla Padania

Il titolo di questo post è il titolo di questo articolo pubblicato oggi su Il Tirreno da Vittorio Emiliani. Non conosco il giornalista, non ho capito il vero senso dell’articolo e quindi non faccio commenti.

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Quando mi danno del leghista

Non è una questione che essere etichettato come leghista possa essere considerato offensivo, il fatto è che io sono un indipendentista, dunque cosa c’entro con la Lega? Già dal nome Lega Nord si capisce che c’è qualcosa che non va: per capirci, in Catalonia mica c’è un movimento del sud-est o in Scozia un movimento nordista. La parola “nord” presuppone un sud all’interno di uno stesso ambito territoriale e questo fatto, da solo, la dice molto lunga su una certa mentalità. Io sono un Lombardo e con l’Italia non voglio avere nulla a che fare. Il che significa quello che ho detto, non che in quanto Lombardo mi reputo superiore o reputo inferiori gli Italiani. Un po’ come se una cosa è un motore elettrico non è che la puoi chiamare motore a scoppio.

Comunque, per tornare a noi, quando qualcuno mi dà del leghista faccio sempre questo esempio (tratto dalla realtà). Anni fa un mio amico era andato a studiare nel sud della Svezia e il suo compagno di stanza era un Norvegese del Finnmark. Un giorno stavano parlando di distanza (non dal punto di vista emotivo, ma metrico) e questo mio amico faceva notare al Norvegese che era parecchio lontano da casa. Allora il Norvegese ha tirato fuori una mappa d’Europa, ha preso un righello e ha tracciato due linee rette a matita. Risultato: questo mio amico Stefano era più vicino a Milano di quanto non lo fosse il Finnmarkese dal suo villaggio sperduto sul tetto del continente. Ergo, quando qualcuno (solitamente di sinistra o di estrema destra) mi dà del leghista, e di solito lo fa in senso dispregiativo, io gli racconto questa storia e alla fine gli dico: il senso è che sei più vicino tu alla Lega Nord di quanto lo sia io.

La kitsch-Padania de Il Visuario Padano

Ne parla Riccardo Conti su Vogue in questo serissimo articolo di oggi.

La guerra diplomatica tra Catalogna e Spagna raggiunge le aule dell’università di Vilnius

Le ultime schermaglie tra diplomazia catalana e spagnola si sono consumate nelle aule dell’università di Vilnius, come riferisce questo articolo recentemente pubblicato dal Wall Street Journal.

Anche nella capitale lituana i sostenitori dell’unità tra Spagna e Catalogna non hanno mancato di proporre le solite idee trite e ritrite, e – sopratutto – prive di qualunque fondamento logico: la costituzione spagnola vieta la secessione; bene, peccato che quello alla secessione sia un diritto fondamentale; come tale, dunque, viene prima di qualunque costituzione e, anzi, in un impianto costituzionale serio dovrebbe fungere da cardine.

Va in ogni caso lodata l’instancabile intraprendenza dei fratelli catalani, i quali hanno perfettamente compreso la necessità e l’importanza di allargare il dibattito a una platea internazionale (europea e non solo).
Anche la scelta della Lituania non è casuale. Il primo Paese al mondo a riconoscere l’indipendenza di Vilnius è stata l’Islanda e ora in Lituania alcuni importanti intellettuali suggeriscono (saggiamente) che la Lituania sia il primo Paese al mondo a riconoscere l’indipendenza della Catalogna. Anzi se io fossi Dalia Grybauskaitė anticiperei i tempi riconoscendo l’indipendenza già oggi.

Se questo post vi ha per caso (ma proprio per caso) spinto a domandarvi cosa stia facendo la Lega Nord (si chiama ancora così?) per sostenere il processo di indipendenza della Padania (ma anche solo del Veneto)… ehm, sì lo so, vi state mettendo a ridere (o a piangere).

Ecco un modo pessimo di affrontare il tema del diritto all’autodeterminazione dei popoli e di parlare di Padania

È tutto scritto qui, firmato da Matteo Zola. Un articolo banale, frettoloso e con una conclusione talmente priva di logica che voglio trascrivere per intero:

«E i padani? Beh, quelli nemmeno esistono, non hanno una lingua comune, non hanno nessuna forma di autonomia e soprattutto, vivendo nelle regioni più ricche del paese, non soffrono certo di discriminazione o “apartheid”. Nel loro caso, più che di autodeterminazione, si tratta di egoismo».

E pensare che, in risposta a un garbato e attento lettore, il signor Zola ammette di non aver nemmeno mai sentito parlare di Gilberto Oneto.

L’autodeterminazione è un diritto naturale: è il diritto internazionale che deve adeguarsi a questo principio, non il viceversa. Come accade per gli individui anche i popoli (che sono appunto un aggregato di individui) hanno il diritto (naturale) di scegliere con chi stare e da chi separarsi. Non comprendere questo fatto sarebbe come sostenere che una donna o un uomo possono ricorrere al divorzio solo se vengono malmenati dal partner, se il partner è più ricco di loro e amenità simili.

Il mio ricordo di Gilberto Oneto

Nell’indifferenza generale se ne è andato Gilberto Oneto. I giornali italioti e padanioti, con la loro tipica, prevedibilissima e traboccante superficialità, lo hanno definito uno dei massimi, principali, ultimi (scegliete voi) ideologi della Padania e della padanità. Oneto era sopratutto un uomo che amava studiare.
Non l’ho mai incontrato, ma una quindicina d’anni fa ho avuto il piacere di intrattenere con lui uno scambio di lettere (lettere cartacee, non mail). All’epoca stavo preparando un breve scritto avente per oggetto le proprietà matematiche del Sole della Alpi. Oneto, che nelle sue lettere ricordo come persona piena di entusiasmo, aveva molto apprezzato e – saputo della mia avversione per il colore verde – mi aveva persino spedito una spilletta con un Sole delle Alpi blu (il mio colore preferito).
Il minimo che si possa fare, ora, è una fondazione in suo nome.

Le spoglie di Riemann riposano in Padania

Bernhard Riemann, celebre per la sua omonima congettura, è sepolto nel cimitero di Biganzolo, frazione di Selasca (Verbania). La cosa è poco nota.

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