Lituania: il parlamento approva l’uso di nuove consonanti

Di cosa si tratta? Leggete qui.

Non fermiamoci a lucifero

Lucifers, lucituli, lucilatum, luciferre.

Maldininkas

Oggi mia figlia ha fatto il suo primo incontro ravvicinato con una bellissima mantide religiosa. E così ho scoperto che in Lituano mantide religiosa si dice maldininkas (che è un nome maschile).

Lavori in corso

Travagliu stradale.

Ho una bellissima sorpresa in serbo

Имам дивно изненађење.

Šiemet

Avverbio lituano che significa “quest’anno”. Curioso come suona alle nostre orecchie, vero?

Ma sì, luna o uomo, cosa vuoi che sia?

Perché una nazione intera sbaglia da anni una pronuncia così semplice? E i ragazzi che non si lamentano nemmeno. Misteri.

Comprare un gatto nel sacco

Da noi si dice “comprare qualcosa a scatola chiusa”. L’equivalente lituano è “pirkti katę maiše”, cioè comprare un gatto nel sacco (senza poterlo vedere).

Vasara, vasaris, pavasaris

Era un sacco di tempo che non mi capitava di scrivere un post partendo dal commento di un mio lettore, ma l’intervento di franconich di oggi non ha potuto che spingermi (e volentieri) in questa direzione.
Tutto è partito da questo post. Si parla del mese di Febbraio (vasaris) e della sua derivazione dalla parola vasara (estate), però c’è un terzo incomodo che in quel post non ho citato: pavasaris, la primavera, che letteralmente significa “prima dell’estate”. E fin qui c’è quello che già sapevo. Ora veniamo a quello che ho scoperto nel pomeriggio.

Non è la prima volta che la mia curiosità linguistica mi porta a individuare inattese connessioni tra Lituano e Latino, per poi scoprire che dietro c’è sempre il Sanscrito. Ed è stato così anche questa volta.

Come si dice primavera in Latino? Primovere, cioè, prima di… “vere”. Già, vere, ma cos’è quel vere? Vere deriva dalla radice sanscrita “vas-“, che significa “splendente”, “ardente”. L’estate, infatti, è la stagione del sole che splende e che arde.

Ma allora perché gli antichi Romani hanno creato un termine diverso per estate? Questo al momento non è noto (almeno non è noto a me), ma qui c’è un altro fatto interessante. La parola estate deriva dal latino “aestas”, termine che significa “calore bruciante” e che – di nuovo – origina dalla radice sanscrita “idh-” o “aidh-“. Insomma, alla fine siamo tutti connessi.

Personalmente ho l’impressione che non tutto quadri nella storia che ci hanno insegnato a scuola.

Inferno baltico

ellē (Lettone)
helvede (Danese)
helvete (Svedese)
helvetti (Finlandese)
hölle (Tedesco)
pekla (Samogiziano)
piekło (Polacco)
põrgu (Estone)
pragaras (Lituano)

Non è Pałowski

10 Febbraio 2008. Paloschi fa il suo esordio in serie A nella partita Milan-Siena e dopo soli 18 secondi dal suo ingresso realizza il suo primo gol per i rossoneri.
Per qualche strana ragione, io che non seguo il calcio, in quel momento stavo sentendo la telecronaca della partita per radio. Quello che ricordo ancora molto bene è stata la mia sorpresa quando, qualche giorno più tardi, ho scoperto che Paloschi non era affatto un cognome polacco, bensì bresciano. Insomma, non era Pałowski, ma proprio Paloschi.

Così, ora mi chiedo: ci sono parole toscane che, per la loro terminazione, potrebbero sembrare polacche? Eccone alcune:

boschi (bowski)
chioschi (kijowski)
foschi (fowski)
loschi (łowski)
toschi (towski)

asterischi (asteriwski)
basilischi (basiłiwski)
cincischi (czincziwski)
dischi (diwski)
fischi (fiwski)
giradischi (dżiradiwski)
mangiadischi (mandżjadiwski)
menischi (meniwski)
nevischi (newiwski)
obelischi (obełiwski)
pietrischi (pjetriwski)
piovischi (pjowiwski)
rischi (riwski)

battaž
bricolaž
brocantaž
brokeraž
collaž
coquillaž
decoupaž
demaquillaž
depistaž
derapaž
dressaž
entouraž
escamotaž
foliaž
fotoreportaž
garaž
maquillaž
menaž
mixaž
perlaž
reportaž
staž
vernissaž

Desservir

Mia figlia mi chiede cose (papà da dove deriva la parola dessert?), capita che non le so, le cerchiamo assieme, ed entrambi impariamo qualcosa di nuovo.
L’etimologia di dessert è questa.

Tabelline baltiche

daugybos lentelė (Lituano)
einmaleins (Tedesco)
kertotaulu (Finlandese)
korrutustabel (Estone)
multiplikationstabel (Danese)
multiplikationstabell (Svedese)
reizināšanas tabula (Lettone)
tabliczka mnożenia (Polacco)

El consolador

Per curiosità sono andato a cercarmi come si dice dildo in varie lingue. Nella maggior parte dei casi non vi sono variazioni rispetto all’Inglese; fanno però interessante eccezione alcuni idiomi:

Catalano (consolador, o godomaci)
Ceco (umělý penis)
Esperanto (gadmeso)
Finlandese (hieromasauva)
Francese (godemichet)
Gallese (cala goeg)
Irlandese (dilectán)
Occitano (gadamissí)
Polacco (atrapa prącia)
Portoghese (consolo, o consolador)
Spagnolo (consolador)
Turco (yapay penis)

Comunque si dice Hänsel

Un esempio di danno fatto da chi traduce male: sono almeno tre anni che mia figlia non mi crede quando le dico che il protagonista maschile della favola che le sto leggendo si chiama Hänsel e non Hansel. Prima perché la maestra d’asilo ha sempre detto Hansel, adesso che sa leggere, invece, perché nei quattro libri che abbiamo lei vede sempre scritto Hansel.

Falco maschio, falco femmina, falco cucciolo

Nella preparazione del breve post precedente, consultando questa pagina di Wikipedia in Inglese, ho scoperto che…

The traditional term for a male falcon is tercel (British spelling) or tiercel (American spelling), from the Latin tertius (third) because of the belief that only one in three eggs hatched a male bird. Some sources give the etymology as deriving from the fact that a male falcon is about one-third smaller than a female (Old French: tiercelet). A falcon chick, especially one reared for falconry, still in its downy stage, is known as an eyas (sometimes spelled eyass). The word arose by mistaken division of Old French un niais, from Latin presumed nidiscus (nestling) from nidus (nest).

La falce del falco

Falco, forse non tutti lo sanno, deriva dal termine latino “falx” (falce). Ma qual è la falce del falco? Questo è meno chiaro. Forse la forma a falce era riferita agli artigli, forse al becco, forse alle ali; o forse a tutte e tre le cose insieme.

Grasso di gomito

Avevo il sospetto che l’espressione “olio di gomito” fosse una caratteristica esclusiva della nostra lingua, invece mi sbagliavo. Facendo una breve ricerca ho trovato equivalenti in altri quattro idiomi, e probabilmente non ho nemmeno esaurito tutte le possibilità.
In Inglese si dice “elbow grease” (grasso di gomito), in Francese “huile de coude” o “huile de bras” (olio di gomito/braccio), in Danese e Norvegese “knofedt” e “knokefett” (grasso delle nocche).
Se conoscente i corrispondenti in altre lingue fatevi avanti!

Hey tu, badkruka!

Non importa quanto calda è l’acqua del mare, per qualcuno sarà sempre troppo fredda. Avete presente il rituale sofferto e travagliato messo in atto da coloro che affrontano l’ingresso in acqua come se si trattasse di una crocefissione? Un passettino alla volta, gli inconfondibili gridolini semi-isterici delle donne (e i gemiti strozzati degli uomini) non appena l’immancabile onda dispettosa va a lambire inguine e fianchi prima di quanto da loro calcolato, il passarsi progressivamente e ripetutamente le mani bagnate su braccia e spalle per acclimatare il corpo, il fermarsi, l’arretrare, il riprovare, ecc. Ecco, sappiate che lo Svedese vi consente di definire costoro con una sola splendida parola: badkruka.

Sirenetta baltica

lilla sjöjungfrun (Svedese)
lille havfrue (Danese)
mała syrenka (Polacco)
mazā nāriņa (Lettone)
meerjungfrau (Tedesco)
pieni merenneito (Finlandese)
undinėlė (Lituano)
väike merineitsi (Estone)

Terremoto sul Baltico

erdbeben (Tedesco)
jordbävning (Svedese)
jordskælv (Danese)
maanjäristys (Finlandese)
maavärin (Estone)
maavärrin (Võro)
trzęsienie ziemi (Polacco)
zemestrīce (Lettone)
žemės drebėjimas (Lituano)
žemės kustiejėms (Samogiziano)

Plovas, il pastone

L’altro giorno mia suocera, come ogni anno, ha preparato il plovas.
WTF is plovas, direte voi! Il plovas è un piatto costituito da tre ingredienti: riso pilaf (il riso vero qui se lo sognano), carote, carne. Il plovas di mia suocera è un qualcosa di cui ho sempre pensato si potesse fare a meno, e sono particolarmente grato a mia moglie per il fatto di non averlo mai voluto replicare.

Fin qui la consuetudine. Questa notte, però, ho voluto andare a fondo per capirne un po’ di più. Così ho scoperto che “plovas” non è altro che la forma lituana di “pilaf”. Ma su questo tornerò qualche riga più sotto, perché credo che la cosa abbia il suo interesse linguistico. Cominciamo invece col dire che il plovas non è un vero e proprio piatto lituano: piuttosto è una pietanza di origine asiatica, per la precisione dell’Asia centro-meridionale. Questa cosa del mettere tutto insieme, d’altra parte, denota una cultura culinaria piuttosto rudimentale, dove la sussistenza prevale di gran lunga sugli aspetti legati al gusto e al piacere. Il che, senza tirarla troppo per le lunghe, si sposa perfettamente con le scarse pretese e la quasi inesistente raffinatezza del Lituano medio, ovvero il 99% della popolazione (la stima è per difetto). Se non ci credete potete dare un’occhiata a queste immagini. Invitanti, vero? Naturalmente mia suocera ha personalizzato il tutto con la sua immancabile dose di burro. E nonostante ciò il suo piatto finisce per ingozzare anche le oche.

Veniamo ora agli aspetti linguistici. Se, come me, avete nelle orecchie il suono della lingua lituana “plovas” non può che essere la più logica traduzione di “pilaf”. In Lituano ogni nome viene piegato alle regole della grammatica; qui ogni nome straniero viene addomesticato. Facciamo un esempio; mica penserete di arrivare qui in Lituania e di leggere su un qualunque quotidiano notizie di un certo Donald (John) Trump? Le notizie ci sono, ovviamente, ma il tizio in questione (incidentalmente l’uomo più potente del pianeta) è chiamato Donaldas (Džonas) Trampas. E guardate che non sto affatto scherzando: se non mi credete fate una banalissima ricerca su internet. Il vostro stesso nome di battesimo – prendetene atto con pazienza e rassegnazione – verrà cambiato; non solo: verrà sopratutto declinato (secondo uno dei sette casi* che sono rimasti in piedi oggi).
Tutto ciò per dire che nessun termine lituano, d’origine o di importazione, potrebbe mai finire per “f”. La soluzione più logica è dargli una terminazione in “-a” o “-ė”, se lo si considera femminile, o in “-as”, “-is”, “-ys”, “-ias”, se lo si considera maschile. Tralasciando le immancabili eccezioni, quelle appena descritte sono le terminazioni dei nomi rispettivamente della seconda e della prima declinazione**. Alla fine, un nome straniero finisce quasi sempre per prendere una delle desinenze riportate sopra. Nel caso di pilaf la cosa più naturale è optare per “pilafas”, che tuttavia – per via di quella “f” – continua a non suonare sufficientemente lituano. Si sa che la sostituzione naturale della consonante “f” è proprio il suono “v”. E così avremmo “pilavas”. A questo punto va detto che un’altra delle caratteristiche del Lituano (rispetto a lingue come Toscano, Inglese, ecc.) è quella di ritrovare una “o” laddove ci aspetterebbe una “a”. Gli esempi sono numerosissimi, a partire da “fortepijonas” (pianoforte) e “valerijonas” (valeriana)***. Dunque, per le orecchie di un Lituano “pilovas” suona molto meglio di “pilavas”. Infine, in modo altrettanto naturale, il passaggio da “pilovas” a “plovas” è alquanto breve.

_____
* in passato ce n’era persino qualcuno in più, come del resto oggi ve ne sono molti di più in Estone e Finlandese (ma non solo)

** per la gioia di chi deve imparare la lingua, le altre tre declinazioni accorpano una sparuta minoranza di vocaboli, anche se tra essi ve ne sono alcuni di utilizzo molto frequente

*** una delle cose che adoro della Lituania è che in farmacia si possono trovare praticamente ovunque le pastiglie di valeriana, ottimo rimedio naturale per prendere sonno; esistono anche fermenti, sempre naturali e da noi introvabili, che in pochi minuti risolvono quelle situazioni molto spiacevoli di peso sullo stomaco e blocco della digestione

Tira minga a man

Tira minga a man de andà sü i giuster e tira minga a man i magiuster!

Volevo fare un post sull’uso della locuzione milanese “tira minga a man” e invece ve ne propongo due esempi pratici, uniti nella stessa frase: in un caso l’espressione è seguita da un verbo, nell’altro da un sostantivo.

“Tira minga a man” ammette diverse traduzioni alternative, ma tutte con lo stesso senso e spirito.

Vediamo, dunque, come ve la cavate con questo quiz linguistico.

Nota: per evitare problemi vi ho scritto tutto esattamente come si legge, quindi non me ne vogliano i puristi.

Lituani ghiaccettini

Una cosa che fa molto ridere i Lituani è il fatto che in Estone “Lituano” si dice “Leedukas”, parola che, come quasi tutte quelle che terminano in -as, è di probabilissima derivazione baltica, quindi lituana o lettone. Ora, in Lituano “Leedukas” è quasi identico a “ledukas”, diminutivo di “ledas” (ghiaccio). Quindi, per ricapitolare, è come se gli Estoni chiamassero i Lituani “piccoli pezzi di ghiaccio” o ghiaccettini.

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