Ero lì che pensavo all’assenza del gerundio

Uno dei motivi per cui mi piace il Milanese è che è privo del gerundio. Per rendere gli stessi concetti si usano espressioni (i linguisti le chiamano “perifrasi progressive”) che, se toscanizzate, suonano come “essere lì che + imperfetto” (diffusa anche in Toscano) e “essere (a) dietro a + infinito” (confinata al solo Milanese).

Esempi:
l’era li che la spettava el tram* (stava aspettando il tram)
l’era a dre a catta i tomates** (stava raccogliendo i pomodori)

_____
* pronuncia: l’éra li ké la spéta:va él tram (gli accenti sono indicati dalle sottolineature, i due punti indicano il prolungamento della vocale)

** pronuncia: l’éra a dré a kata i tuma:tés

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Milza baltica

blužnis (Lituano)
liesa (Lettone)
milt (Danese)
milz (Tedesco)
mjälte (Svedese)
perna (Finlandese)
põrn (Estone, Võro)
śledziona (Polacco)

L’ispirazione per questo post mi è venuta dalla lettura dell’articolo la malinconia della milza di Mauro Venier.

Il signor Birca

Oggi siamo stati ai laghetti di Tolcinasco per un picnic con una coppia di nostri amici moldavi. È saltato fuori che il di lui cognome è Birca. Che in Lituano datato significa ca**o.

Note: (1) per Lituano datato in questo caso si intende la lingua parlata all’epoca dei nonni di mia moglie; (2) “birca” è termine di genere femminile; (3) più anticamente “birca” significava semplicemente bastone; nello specifico era un bastone su cui venivano fatte delle tacche per tener conto delle quantità di grano oggetto di compravendita tra i vari soggetti economici dell’epoca (contadini, latifondisti, …).

No/ikke/inte/ekki/kein

Nel costruire la forma negativa dei verbi il Milanese opera esattamente come le lingue scandinave, il Tedesco e l’Islandese, ovvero prende la forma affermativa e la fa seguire (non precedere) dalla particella “no” (talvolta, con funzione simile sebbene impropria, da “minga”). Gli equivalenti scandinavi di “no” sono “ikke” (Danese, Norvegese) e “inte” (Svedese); per l’Islandese si usa “ekki” e per il Tedesco “kein”.

Di seguito un esempio (io parlo Inglese / io non parlo Inglese).

Milanese: mi parli ingles / mi parli no ingles
Danese: jeg taler engelsk / jeg taler ikke engelsk
Islandese: ég tala ensku / ég tala ekki ensku
Norvegese: jeg snakker engelsk / jeg snakker ikke engelsk
Svedese: jag talar engelska / jag talar inte engelska
Tedesco: Ich spreche Englisch / Ich spreche kein Englisch

Al gruppo sopra possiamo aggiungere:

Frisone: ik praat Ingelsk / ik praat net Ingelsk
Lussemburghese: ech schwätzen englesch / ech schwätzen net englesch
Neerlandese: ik spreek Engels / ik spreek geen Engels

Focaccia uterina

Non è tra le cose che si insegnano a scuola, ma placenta deriva dal Latino (tramite il Greco) e significa… focaccia. Il riferimento al cibo si trova anche in altre lingue, come per esempio nell’equivalente tedesco Mutterkuchen.

Cacca baltica

gówno (Polacco)
lort (Danese)
pask/sitt (Estone)
paska (Finlandese)
scheisse (Tedesco)
skit (Svedese)
šūdas (Lituano)
sūdi (Lettone)

La parola vino nelle lingue europee

Tutto mappato qui. OK, c’è anche un po’ di roba che non fa parte dell’Europa, ma sorvoliamo. Aggiungo il Lombardo, dove vino si dice vin (vin bjank, vin rus, vin neger). Da ultimo segnalo che non si capisce perché la Carelia russa è in grigio senza nome. Quando sono capitato nella Carelia finlandese, anche se ho bevuto birra, il vino c’era.

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