No/ikke/inte/ekki/kein

Nel costruire la forma negativa dei verbi il Milanese opera esattamente come le lingue scandinave, il Tedesco e l’Islandese, ovvero prende la forma affermativa e la fa seguire (non precedere) dalla particella “no” (talvolta, con funzione simile sebbene impropria, da “minga”). Gli equivalenti scandinavi di “no” sono “ikke” (Danese, Norvegese) e “inte” (Svedese); per l’Islandese si usa “ekki” e per il Tedesco “kein”.

Di seguito un esempio (io parlo Inglese / io non parlo Inglese).

Milanese: mi parli ingles / mi parli no ingles
Danese: jeg taler engelsk / jeg taler ikke engelsk
Islandese: ég tala ensku / ég tala ekki ensku
Norvegese: jeg snakker engelsk / jeg snakker ikke engelsk
Svedese: jag talar engelska / jag talar inte engelska
Tedesco: Ich spreche Englisch / Ich spreche kein Englisch

Al gruppo sopra possiamo aggiungere:

Frisone: ik praat Ingelsk / ik praat net Ingelsk
Lussemburghese: ech schwätzen englesch / ech schwätzen net englesch
Neerlandese: ik spreek Engels / ik spreek geen Engels

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Focaccia uterina

Non è tra le cose che si insegnano a scuola, ma placenta deriva dal Latino (tramite il Greco) e significa… focaccia. Il riferimento al cibo si trova anche in altre lingue, come per esempio nell’equivalente tedesco Mutterkuchen.

Cacca baltica

gówno (Polacco)
lort (Danese)
pask/sitt (Estone)
paska (Finlandese)
scheisse (Tedesco)
skit (Svedese)
šūdas (Lituano)
sūdi (Lettone)

La parola vino nelle lingue europee

Tutto mappato qui. OK, c’è anche un po’ di roba che non fa parte dell’Europa, ma sorvoliamo. Aggiungo il Lombardo, dove vino si dice vin (vin bjank, vin rus, vin neger). Da ultimo segnalo che non si capisce perché la Carelia russa è in grigio senza nome. Quando sono capitato nella Carelia finlandese, anche se ho bevuto birra, il vino c’era.

Il giro mariano dell’omelette

Ti viene in mente una parola, non ne conosci l’origine, così fai qualche ricerca per saperne di più. A me capita spesso. Oggi, per esempio, era quasi ora di pranzo e mi sono ritrovato a pensare a una di quelle gustose omelette che mia moglie prepara con grande maestria.
Poco fa, dopo una breve consultazione delle mie abituali fonti internet, mi sono reso conto di essermi imbattuto in una delle etimologie più curiose e insospettabili di sempre; almeno per me.

Attraverso il Francese (questa è la parte facile e ovvia) il termine entra nelle principali lingue europee tra il 1600 e  il 1700; omelette è però una metatesi di “alemette”, un vocabolo del 1400 che a sua volta deriva da “alemele”, cioè lama di spada o coltello. Ma non basta; quest’ultimo nasce da un errore di scrittura: “l’alemelle” al posto di “la lemelle”; da qui all’indietro lasciamo il Francese per far spazio al latino “lamella” (piccolo piatto sottile), sviluppatosi come diminutivo di “lamina”.

Grand (, gros) e ciula, piscinin e gandula

Oggi mi è riaffiorato alla mente questo detto milanese che non risparmia né gli alti né i bassi. La pronuncia è “grand (, gros) e tšula, pišinin e gandula” (le sottolineature indicano gli accenti); sia ciula sia gandula significano tonto, stupidotto.

Netikras zuikis (falsa lepre)

In questo suo post recente Mauro, che vive in Baviera, riferiva di un polpettone di carne trita chiamato Falscher Hase (falsa lepre). Ebbene, lo stesso piatto esiste anche in Lituania ed è chiamato “netikras zuikis”, cioè appunto “falsa lepre”. Qui se ne possono ammirare alcune preparazioni.

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