La parola vino nelle lingue europee

Tutto mappato qui. OK, c’è anche un po’ di roba che non fa parte dell’Europa, ma sorvoliamo. Aggiungo il Lombardo, dove vino si dice vin (vin bjank, vin rus, vin neger). Da ultimo segnalo che non si capisce perché la Carelia russa è in grigio senza nome. Quando sono capitato nella Carelia finlandese, anche se ho bevuto birra, il vino c’era.

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Il giro mariano dell’omelette

Ti viene in mente una parola, non ne conosci l’origine, così fai qualche ricerca per saperne di più. A me capita spesso. Oggi, per esempio, era quasi ora di pranzo e mi sono ritrovato a pensare a una di quelle gustose omelette che mia moglie prepara con grande maestria.
Poco fa, dopo una breve consultazione delle mie abituali fonti internet, mi sono reso conto di essermi imbattuto in una delle etimologie più curiose e insospettabili di sempre; almeno per me.

Attraverso il Francese (questa è la parte facile e ovvia) il termine entra nelle principali lingue europee tra il 1600 e  il 1700; omelette è però una metatesi di “alemette”, un vocabolo del 1400 che a sua volta deriva da “alemele”, cioè lama di spada o coltello. Ma non basta; quest’ultimo nasce da un errore di scrittura: “l’alemelle” al posto di “la lemelle”; da qui all’indietro lasciamo il Francese per far spazio al latino “lamella” (piccolo piatto sottile), sviluppatosi come diminutivo di “lamina”.

Grand (, gros) e ciula, piscinin e gandula

Oggi mi è riaffiorato alla mente questo detto milanese che non risparmia né gli alti né i bassi. La pronuncia è “grand (, gros) e tšula, pišinin e gandula” (le sottolineature indicano gli accenti); sia ciula sia gandula significano tonto, stupidotto.

Netikras zuikis (falsa lepre)

In questo suo post recente Mauro, che vive in Baviera, riferiva di un polpettone di carne trita chiamato Falscher Hase (falsa lepre). Ebbene, lo stesso piatto esiste anche in Lituania ed è chiamato “netikras zuikis”, cioè appunto “falsa lepre”. Qui se ne possono ammirare alcune preparazioni.

Kui hr. Kull Soome läheb (quando il signor Falco va in Finlandia)

Capita a volte che tra due lingue simili come Estone e Finlandese possa nascere qualche simpatico “incidente diplomatico”.
Mettiamo che voi siate il signor Falco (Kull in Estone) e decidiate di andare in Finlandia. Al sentire il vostro nome qualcuno potrebbe faticare a trattenere una risatina. Kull, infatti, ricorda il vocabolo finlandese “kulli”, che ha un significato equivalente a quello di cock, dick, prick in Inglese.
Un po’ imbarazzante, no? Non a caso si narra che quando un Estone in Finlandia ci si deve trasferire preferisca cambiare il suo cognome in Kotkas (aquila).

Asmenukė, l’equivalente lituano di selfie

Nel 2014 “asmenukė” è entrato a far parte dei neologismi della lingua lituana. La sua definizione ufficiale è la seguente: autoportretinė išmaniuoju telefonu padaryta nuotrauka, kuri platinama socialiniuose tinkluose (foto in forma di autoritratto scattata con uno smartphone e diffusa sui social network).

Si noti che in Lituano questo vocabolo non ha ancora subito l’evoluzione che ha già caratterizzato altre lingue (come per esempio la nostra).

Difficile fare una traduzione di “asmenukė” in Toscano. Il vocabolo che si avvicina di più è “personalina”.
Asmenukė è un sostantivo (in forma di diminutivo) della seconda declinazione (dunque femminile) che deriva da una aggettivazione di asmuo, asmens (persona, quinta declinazione, maschile).
In pratica il “giro” è il seguente: si parte da un vocabolo maschile della quinta declinazione, lo si trasforma in aggettivo, da qui lo si risostantivizza passandolo al femminile (seconda declinazione) e infine se ne fa il diminutivo.

Iceberg sul Baltico

aisbergs (Lettone)
eisberg (Tedesco)
góra lodowa (Polacco)
isberg (Svedese)
isbjerg (Danese)
jäämägi (Estone)
jäävuori (Finlandese)
ledkalnis (Lituano)

Si noti che in tutte le lingue il concetto è il medesimo: montagna di ghiaccio.

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