Quintangolo, quintagono o pentangolo?

Quale dei tre termini proposti nel titolo sarebbe il più corretto dei possibili nomi alternativi del pentagono e perché?

 

Plans for summer? Yes, staycation

Prima di oggi non mi ero mai imbattuto nel neologismo “staycation”, che dalle occorrenze presenti in Google sembra – tra l’altro – un termine piuttosto diffuso. Si tratta di una parola macedonia nata dall’unione di “stay-at-home” e “vacation”, cui Wikipedia dedica una sua pagina, questa*.

Staycation mi ha fatto venire in mente la tipica espressione milanese che le persone della generazione dei miei nonni fornivano come risposta a chi chiedesse loro dove avrebbero trascorso le vacanze estive: a castoo in provincia de caresti (pronuncia: a kastu in pruintʃa dé karèsti; gli accenti sono indicati in sottolineatura), cioè “sto-a-casa, in provincia di resto-a-casa”, anche se la resa in Toscano è fortemente limitata rispetto all’originale.

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* sempre grazie a Wikipedia ho appreso dell’esistenza del corrispondente svedese “hemester

Salvare il Livone non è da eccentrici e testardi, è un gesto d’amore

Poco fa mi sono imbattuto in questo articolo di tal LinkPop su Linkiesta. Un pessimo modo di fare giornalismo, o “citizen journalism”, come dicono loro. Uno scritto pieno di giudizi, prevalentemente negativi, in cui – tra l’altro – si afferma che (non è uno scherzo) il ceppo linguistico ugro-finnico “comprende ungherese, finlandese e lettone”. Complimenti per la chicca (imparate almeno a copiare!). Per non parlare del nazionalismo lettone che, secondo l’autore o l’autrice, a un certo punto della storia sarebbe “tornato di moda”. E dov’è l’articolo di Atlas Obscura? Lo si cita, lo si scopiazza un po’ (scambiando appunto lingua lettone ed estone), ma il link non c’è (lo trovate qui; inoltre – come quasi sempre accade – l’originale è ben più interessante della frettolosa e maldestra sintesi, oltre che essere impeccabile dal punto di vista dell’etica giornalistica). Il pezzo di Atlas Obscura cita anche il linguista Valts Ernštreits; basta guardarlo per capire che all’università di Tartu conta quello che sai e sai trasmettere nell’insegnamento, non il modo in cui ti presenti. La mia ex fidanzata estone ha studiato il Livone proprio a Tartu e, per quel che mi riguarda, quella livone è una lingua dalla musicalità molto accattivante, una specie di Estone più morbido, melodico e dolce.

Sjælland (Selandia) = Djævleøen (Isola del Diavolo)

La Danimarca è un Paese piccolo. Piccolo come estensione (meno del doppio della Lombardia) e piccolo come numero di abitanti (poco più della metà di quelli della Lombardia). La Danimarca, inoltre, è un Paese piatto, del tutto privo di rilievi.

Visitandola come turisti è abbastanza naturale percepirla come un territorio omogeneo, sia in termini paesaggistici che – ancor più – da un punto di vista socio-linguistico.
In realtà ci sono Danesi e Danesi e le varie aree sono soggette a una certa stereotipazione.

Ci sono i Danesi dello Jutland, della Fionia, della Selandia, di Bornholm e delle isole meridionali come Falster e Lolland. Se gli abitanti di Bornholm sono prevedibilmente considerati Svedesi e se quelli di Falster e Lolland sono quasi unanimemente ignorati, è tra lo Jutland e la Selandia che si scatenano le maggiori rivalità. I Danesi della capitale considerano gli abitanti dello Jutland come contadinotti, provinciali, taciturni, poco raffinati, lenti di comprendonio; per contro chi vive sulla penisola dello Jutland vede gli abitanti della Selandia come gente inutilmente sofisticata, sempre di fretta e dotata di un’inutile parlantina. Ma al di là di ciò nello Jutland tutti hanno un nome specifico per indicare la Selandia: djævleøen, ovvero “isola del diavolo”.

L’origine di questo nomignolo è molto dibattuta, ma tuttora incerta.

Gaina

Le galline hanno quel tipico andamento incerto e zigzagante, gli ubriachi altrettanto. Non a caso in Milanese l’ubriacone è detto gaina (pronuncia: gaina) e essere ubriaco si dice “ves in gaina”, senza dubbio più pittoresco di “ves tšuk”.

Zgañamanüber

Sicuramente vi è capitato di vedere un ciclista (specie se professionista) piegato in avanti sul busto in posizione aerodinamica. I denti in vista per la fatica sembrano quasi toccare il manubrio. Proprio per questo motivo in Milanese un corridore in questa posa è chiamato zgañamanüber* (letteralmente: mordimanubrio), termine a mio avviso bellissimo.

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* pronuncia: zgañamanübér (accento indicato dalla sottolineatura); ortografia in Milanese classico: sgagnamanuber

Skarliga merlüs ke l’e minga el to üs

Skarliga merlüs ke l’e minga el to üs* è il primo detto milanese imparato da mia figlia. Letteralmente significa “scivola (via) merluzzo, che (questo) non è il tuo uscio” e si può tradurre con “via di qui, che questo non è posto per te”. L’epiteto merluzzo ha una valenza solo debolmente negativa.

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* pronuncia: skarliga merlüs ké lé minga él tò üs (accenti indicati dalle sottolineature); ortografia in Milanese classico: scarliga merluss che l’e minga el tô uss

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