Ginspiration

Pensavo di aver coniato qualcosa di carino e originale, ma – come spesso accade – sono arrivato tardi.

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Roman Šešel e Algirdas Paleckis: le mele marce

Un caso di spionaggio come tanti, si potrebbe pensare, ma che in una nazione piccola e fiera come la Lituania è destinata a fare un rumore enorme, specie considerati i difficilissimi rapporti con un vicino oggettivamente scomodo come la Russia.
Qui una sintesi della vicenda in lingua toscana. Per altro materiale di approfondimento è necessario ricorrere all’Inglese (qui) o direttamente a fonti in lingua originale.

Il keylogger? Lo hanno inventato i Sovietici

Durante il periodo sovietico, almeno a partire dagli anni 60 del XX secolo, si ritiene che un buon numero di macchine da scrivere fosse sotto il controllo del governo. Per “controllo” non si intende solo il fatto che venissero sottoposti al vaglio tutti i documenti scritti, ma anche la presenza – all’interno delle stesse macchine da scrivere – di dispositivi miniaturizzati atti a carpire tutto o quasi ciò che veniva digitato sulla tastiera.
Il caso più noto è l’attività di spionaggio ai danni dei diplomatici USA di stanza a Mosca e a Leningrado che è proseguita per circa un decennio.
Questo articolo descrive molto bene (anche con tanto di illustrazioni) come i Sovietici erano riusciti a controllare le allora modernissime IBM Selectric.

I bambini più malmostosi

Quelli della Scania.

La tavola da surf

Appoggiate la vostra tavola da surf alla parete ma essa si ribalta, cadendo. Nella caduta il punto medio della tavola (il punto che definisce la metà esatta della lunghezza) descrive un arco di circonferenza. Rialzate la tavola e la rimettete in verticale, ma – per il pavimento troppo liscio – questa volta cade scivolando (il punto di contatto con la parete si muove in verticale e il punto di contatto con il pavimento si muove in orizzontale). Qual è la traiettoria descritta dal punto medio della tavola durante la caduta per scivolamento? Generalizzare entrambe le casistiche a un punto qualunque della tavola.

Ecco, io ‘sto tizio l’ho anche conosciuto

Leggete qui. Imbarazzante. Un XP, naturalmente, ché un vero Varesotto si sarebbe adattato sùbito.

La secessione mascherata

Su questo blog la politica non è di casa, ma i temi dell’indipendenza – per quanto ne scriva raramente – sì.

Giusto ieri quegli ignorantoni del PD, quelli che hanno un partito che pare l’acronimo di una bestemmia, quelli che – non ancora consapevoli delle ultime e ormai numerose sconfitte elettorali – continuano allegramente a pontificare su tutto e su tutti, si sono stracciati le vesti ammonendo che la richiesta di autonomia avanzata al governo centrale da parte di alcune regioni (tra cui – per prima – l’Emilia Romagna governata dal loro Stefano Bonaccini) potrebbe essere una secessione mascherata.
Ora, bestie che non siete altro, dov’è mai questo rischio di secessione? Magari ci fosse – finalmente – una bella secessione! Secessione nella cosidetta Italia? La cosidetta Italia del “mettiti la maglietta della salute”, del “prima di fare il bagno devi aspettare due ore”, di quelli che di fronte a una qualunque telecamera non possono fare a meno di agitare la manina e dire “ciao mamma”? Se questa cosidetta Italia, metti caso, domani decidesse di concedere la secessione al Sudtirolo riuscirebbe comunque a fare una “secessione all’italiana”; ne verrebbe fuori un Sudtirolo che è contemporaneamente padano e asutriaco; insomma, una barzelletta. Qui invece non solo parliamo di autonomia e non di indipendenza, ma parliamo sopratutto della solita autonomia all’italiana, cioè all’acqua di rose omeopatizzata. E allora dov’è la secessione mascherata?

E poi parliamoci chiaro: mentre l’autonomia la chiedi e al limite lo Stato centrale te la concede, il vero indipendentista sa perfettamente che l’indipendenza non si chiede, si prende; lo Stato centrale o si rassegna oppure interviene soffocando le istanze di libertà nel sangue. Un po’ come il Regno Unito che, senza troppe chiacchiere, ha deciso – giusto o sbagliato che sia – di lasciare l’Unione Europea, quella che – tu guarda la sbadataggine – ha scritto i trattatati internazionali “dimenticandosi” di normale la possibilità di uscita.

La sinistra italiana invece di fare il solito teatrino idiota farebbe meglio a guardare come si comporta un vero partito di sinistra. Come in Catalogna, per esempio, dove l’indipendenza (non l’autonomia) è rivendicata con maggior forza proprio a sinistra.

Ah, il primo che pensa o scrive che io sono di destra lo lego a un letto e – come in un vecchio film di Franco e Cicco – gli cospargo i piedi di sale e glieli faccio leccare da un branco di capre.

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