L’ONU fa migrare gli Stati baltici dall’Europa orientale a quella settentrionale

L’ultima revisione della codifica ONU risale al 26 Settembre 2016 ed è consultabile a questo link. Come prevedibile, se si escludono le locali minoranze russe (che in taluni luoghi sono maggioranze), la quasi totalità di Lituani, Lettoni ed Estoni ha accolto la cosa in termini estremamente positivi. Va da sé che non basta cucirsi addosso un’etichetta da fennoscandinavo per essere tale.

Den Grænseløse

“La Promessa” (2015, titolo originale “Den Grænseløse”*, traduzione di Maria Valeria D’Avino) è il sesto episodio della serie della Sezione Q di Jussi Adler-Olsen.

Chi ha amato il precedente “L’Effetto Farfalla” (che personalmente ritengo uno dei vertici creativi dello scrittore danese) questa volta corre il rischio di rimanere deluso. Tre, a mio avviso, i punti di debolezza: una trama non all’altezza, una narrazione oltremodo lenta per almeno i primi quattro quinti del racconto e un finale con quell’inutile troppo che stroppia** cui Adler-Olsen – a differenza di Jo Nesbø – non aveva mai avuto la necessità di ricorrere. Lo stile resta invece ineccepibile, così come l’ironia che permea i tre personaggi principali. Anzi, rispetto al passato viene data una maggiore caratterizzazione di Assad, il che lascia pensare a nuovi interessanti sviluppi per gli episodi futuri.
In questa breve intervista youtubiana lo scrittore parla de “La Promessa”, raccontandone la genesi, le fonti di ispirazione, le ambientazioni e qualche piccola curiosità.

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* l’originale danese esprime il concetto di qualcosa, o più probabilmente qualcuno, che è “senza limiti”; ne ho discusso in un breve scambio di mail con la traduttrice Maria Valeria D’Avino, avendo conferma del fatto che l’ambiguità di questo concetto non è la conseguenza di una scelta editoriale poco felice (come pensavo io), ma la diretta volontà dello scrittore; per parte mia questo è il primo caso in cui mi capita di preferire all’originale un titolo tradotto in modo così radicalmente diverso

** lo sviluppo della narrazione può essere descritto in termini geometrici dal ramo sinistro di un’iperbole equilatera di equazione xy = –k; iperbole significa anche “esagerazione”, che è proprio ciò che, nel finale, non ho gradito di questo romanzo

Un pulmino Volkswagen chiamato “pane di segale”

Provate a guardare queste foto. Sicuramente vi avrete riconosciuto il più caratteristico dei pulmini mai prodotto dalla Volkswagen. In Danimarca questo modello aveva (e tuttora ha) un nomignolo curiosissimo: rugbrød, cioè pane di segale. Ovviamente per via della sua forma.

Il tribunale delle coincidenze e degli incastri forzati

Il Tribunale delle Anime” (2011, Longanesi) è il primo romanzo di Donato Carrisi che mi è capitato di leggere. L’impressione è stata notevole, tanto nel bene quanto nel male.

Cominciamo dagli aspetti positivi. Carrisi mostra in questo lavoro una capacità di scrittura davvero impressionante. Riesce a dare ai suoi personaggi una vera e propria tridimensionalità, tanto che sembra più di guardare un film che di leggere un libro. Un altro elemento che colpisce è l’abilità di costruzione della trama. Se ne percepisce addirittura lo spessore geometrico, al punto che “Il Tribunale delle Anime” potrebbe essere usato come testo di riferimento in un corso universitario che insegni tecniche di scrittura di romanzi gialli. Il tutto accompagnato da una fluidità e da una leggerezza che rendono la lettura sempre gradevole. Degni di nota anche i modi con cui lo scrittore pugliese crea continuamente false piste, sviando e depistando il lettore con sapiente maestria.

Gli elementi negativi sono invece legati a un livello di complessità che va oltre ogni immaginazione. La struttura narrativa è così intricata che è quasi impossibile non perdere il filo tra un’interruzione e l’altra; il che è come dire che il miglior modo di apprezzare quest’opera è quello di leggerla tutta d’un fiato. L’eterna lotta tra bene e male e i riferimenti religiosi sono altri due elementi che ho giudicato negativamente, in quanto tematiche banali e sfruttate ormai da secoli. Così come è impossibile non notare un’eccessiva riminiscenza di tematiche e atmosfere danbrowniane. Tuttavia l’aspetto più debole di questo lavoro a mio avviso è un altro: l’incredibile serie di fortunate coincidenze che guidano l’intera indagine descritta nel libro. Una situazione alla Indiana Jones, o – se preferite – un’americanata bella e buona.

Il ciclo di Marcus e Sandra prosegue con altri due romanzi, “Il Cacciatore del Buio” (2014) e “Il Maestro delle Ombre” (2016), usciti anch’essi per Longanesi. Me li procurerò nelle prossime settimane.

Il talento di Carrisi è indiscutibile, pertanto mi auguro che nel seguito de “Il Tribunale delle Anime” saprà addomesticarlo e sopratutto indirizzarlo verso un maggior tasso di sobrietà e originalità.

Tallinna Rong

Finalmente è uscito anche in Estonia “Il Treno per Tallinn” di Arno Saar. La casa editrice è la Tänapäev, il titolo “Tallinna Rong“, la traduttrice Kaidi Vahar. Tutte cose che sapevate già se avete seguito la mia avventura di quest’estate.

Sottoveste grafica

«In questi giorni abbiamo completamente rinnovato il sito internet della nostra azienda di biancheria intima».
«Sì, l’ho visto e ti faccio i miei complimenti: ho apprezzato sopratutto la sottoveste grafica».

Il perimetro della scacchiera rosicchiata

Consideriamo una normale scacchiera. Se ogni quadrato misura 3 cm di lato il perimetro è pari a 96 cm. Cosa succede se immaginiamo di “staccare” un quadratino da uno dei quattro angoli, per esempio quello in basso a sinistra? La risposta è che il perimetro è ancora di 96 cm. Valore che non cambia anche staccando un quadrato di 2*2 caselle, o uno di 3*3, 4*4, 5*5, 6*6, 7*7 caselle. Se cioè dai 64 pezzi delle scacchiera di partenza asportiamo una sottoscacchiera 7*7 di 49 pezzi resterà una figura a forma di elle composta da 15 quadratini. Ma il perimetro di questa L misura ancora 96 cm.

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