Prima il taglio, poi lo shampoo

Non è la prima volta che taglio i capelli qui in Lituania e di solito mi piace cambiare parrucchiere. Una cosa che ho notato praticamente ovunque è la seguente: il taglio è eseguito a secco, al più con l’aiuto di uno spruzzino ad acqua, e lo shampoo viene effettuato dopo. Incuriosito dalla cosa, ieri ho chiesto lumi: la ragione è che, a fine operazione, alcuni dei capelli tagliati restano in testa, confusi con gli altri, quindi il lavaggio serve a rimuoverli. Questo per quanto riguarda gli uomini come me che, in questa fase della vita portano i capelli corti. Per le donne e per gli uomini coi capelli lunghi, invece, non ho idea se la procedura sia la medesima, ma suppongo di no.

Toomas Hendrik Ilves vs Trump Gabbard 2016

Il presidente dell’Estonia si conferma un gigante. Leggete qui.

Se i Britannici dicessero threelve, fourlve, fivelve, … ninelve sarebbero lituani

Nella maggior parte delle lingue europee i numeri da 11 a 19 hanno nomi che legano le unità al concetto di dieci o decina.

In Toscano, in Francese e in Catalano si usa un suffisso (-dici/-ze/-ze) per i numeri da 11 a 16 e un prefisso (dici-/dix-/di-) per quelli da 17 a 19. In Spagnolo e in Portoghese si usa un suffisso (-ce/-ze) per i numeri da 11 a 15 e un prefisso (dieci-/dez-) per i numeri da 16 a 19.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, non vi è alternanza tra suffisso e prefisso, ma si usa solo un suffisso per tutti i numeri da 11 a 19; alcune lingue di questo tipo sono Polacco (-naście), Lettone (-padsmit), Latgallico (-padsmit), Estone (-teist), Livone (-tuoistõn), Vepso (-toštküme), Finlandese e Careliano (-toista), Ingrico (-toist), Võro (-te̮·šše̮me̮tta), Votico (-tõššõmõt), Ceco (-náct), Slovacco (-násť), Albanese (-bëdhjetë), Sloveno (-najst), Croato (-naest), Rumeno (-prezece).
In Ungherese, lingua di inversioni per eccellenza, troviamo un unico prefisso: tize-.

Al di là di alcune singole peculiarità la caratteristica base di tutte le lingue citate sopra (e di altre che certamente ho omesso per dimenticanza/ignoranza) è una costruzione linguistica che ha assorbito in toto il sistema decimale. Per altre lingue, tuttavia, non è così. Tedesco, Inglese, Svedese, Norvegese (con tutte le sue numerose varianti), Danese, Faroese, Islandese, Neerlandese e molti altri idiomi minori del vasto ceppo germanico usano un suffisso che rimanda al concetto di dieci/decina per i numeri da 13 a 19, ma hanno nomi specifici per i numeri 11 e 12.

La cosa non è ovviamente casuale. In questo caso la lingua è una specie di fossile che ci dà informazioni molto chiare su ciò che è rimasto del pre-esistente sistema di numerazione a base dodici, sistema che alla fine si è inevitabilmente fuso con l’impostazione decimale prevalente.
Ma per quale motivo antichi popoli (anche e sopratutto non europei) hanno preferito una base apparentemente strana e innaturale come il 12? La ragione è più semplice di quanto si possa pensare e ha a che fare con la contabilità spiccia e quotidiana (che, tra l’altro, si è mantenuta nella divisione del giorno in ore che usiamo ancora oggi). Se infatti il sistema decimale è perfetto per operare sui grandi numeri, quello a base 12 risulta molto più pratico per gestire le operazioni (sopratutto di divisione) delle piccole quantità. 10 permette divisioni intere solo per 2 e 5, mentre 12 – appena più grande – consente di dividere per 2, 3, 4 e 6 (il doppio dei divisori). E i vantaggi sono ancor più evidenti se confrontiamo 24 con 20 e 144 con 100.

E ora veniamo agli aspetti linguistici che, per semplicità, tratterò solo in relazione ai termini inglesi eleven e twelve. Qual è l’etimologia di questi numeri? La prima parte è evidente: lì ritroviamo gli antichi nomi di one (en, ane) e two (twa), ma la seconda? Quei suffissi “leven” e “elve” sono il lascito di parole altrettanto antiche, forse ancor più: ovvero “leofan” e “elf”, da cui sarebbero poi derivati il verbo “leave” e in particolare la sua forma “left”. Suffissi che dunque non hanno nulla a che fare con il dieci, ma che servono per esprimere una relazione tra il dieci e le prime due unità. Eleven e twelve sono dunque “one/two left over after ten”.

Bene, ma ciò detto cosa c’entra il riferimento alla lingua lituana nel titolo di questo post? Al di fori del ceppo germanico il Lituano e il Samogiziano sono le sole lingue in cui viene impiegato un suffisso (-lika e -lėka) con lo stesso significato dell’inglese “left over”. Non solo, ma il Lituano e il Samogiziano hanno una particolarità davvero unica: addirittura quei suffissi sono stati estesi ai nomi dei numeri da 13 a 19 (per i nomi dei primi mille numeri in Lituano e Samogiziano si veda questo post).

Spigola, pescegatto e storione a colazione

Ve lo ricordate mio cognato Vytautas? Sì, proprio quello di cui ho parlato qualche giorno fa nel post What about spaghetti for breakfast?
Questa mattina è uscito presto. Ha una sua palestra non lontano da qui e a volte ci sono clienti che richiedono una sessione di esercizi personalizzati prima di andare in ufficio. Alle 6:30 era già fuori casa, mentre io aprivo appena appena gli occhi, per richiuderli subito dopo. Ebbene, il nostro si è ripresentato a casa verso le 10:40 con – nell’ordine – un sorriso smagliante, una nuova lampada a LED, due magliette a maniche corte, una borsa verde e una misteriosa scatola di cartone. Dopo il consueto labas rytas mi fa: “do you like fish?” Alla mia risposta affermativa è seguito un immediato e rustico “well, let’s have fish for breakfast then!”.
E così mi sono detto “ma perché no?!”, e ho mangiato la mia bella spigola affumicata, più un pezzo di storione e un assaggino di pescegatto. Il buon Vytautas ha banchettato con l’altra spigola e con un terzo abbondante di pescegatto. Il resto se lo porterà al lavoro, dopo un sonnellino che è appena iniziato e terminerà intorno alle 15:00. Il mio storione, invece, è stato saggiamente tagliato a pezzi e messo in frigo: mi basterà per un paio di giorni almeno.

Volendo questo post avrebbe anche potuto chiamarsi “Hai pescato dei draghi?”. Io e l’autrice di una cotanto creativa espressione sappiamo perché:)

Il Kavos Architektai di Klaipėda

Una recensione così invitante merita un seguito. Se siete a Klaipėda e (a differenza di me) amate il caffè considerate seriamente l’idea di fare un salto in questo posto.

Da 1 a 1.000 in Samogiziano

Tra parentesi le forme corrispondneti in Lituano.

1 vėins (vienas)
2 do (du)
3 trīs (trys)
4 ketorė (keturi)
5 pėnkė (penki)
6 šešė (šeši)
7 septīnė (septyni)
8 aštounė (aštuoni)
9 devīnė (devyni)

10 dešim (dešimt)
11 vėinioulėka (vienuolika)
12 dvīlėka (dvylika)
13 trīlėka (trylika)
14 ketorioulėka (keturiolika)
15 pėnkiuolėka (penkiolika)
16 šešiuolėka (šešiolika)
17 septīnioulėka (septyniolika)
18 aštouniuolėka (aštuoniolika)
19 devīniuolėka (devyniolika)

20 dvėdešim (dvidešimt)
21 dvėdešim vėins (dvidešimt vienas)
22 dvėdešim do (dvidešimt du)
23 dvėdešim trīs (dvidešimt trys)

30 trėsdešim (trisdešimt)
40 ketoresdešim (keturiasdešimt)
50 pėnkesdešim (penkiasdešimt)
60 šešdešim (šešiasdešimt)
70 septīndešim (septyniasdešimt)
80 aštoundešim (aštuoniasdešimt)
90 devīndešim (devyniasdešimt)

100 šėmts (šimtas)
200 do šėmto (du šimtai)
300 trīs šėmtā (trys šimtai)

1.000 tūkstontis (tūkstantis)

Anche se i nomi dei numeri non sono l’esempio migliore, si intravede qui una caratteristica del Samogiziano: l’inversione della “ie” lituana in “ei/ėi”, come in vėins/vienas e in vėinioulėka/vienuolika.

Niente panico

Uffa papino, lo sai che mi fai arrabbiare quando dici così! Non devi dire “non preoccuparti”, devi dire “niente panico”!

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